Radiografia di un semestre di corse, i numeri indicano cosa non va!

Postato il Aggiornato il

scudetto tricoloreI primi 6 mesi dell’anno sono passati ed è dunque possibile fare un’analisi completa dell’andamento delle corse del galoppo tricolore e soprattutto di come sia articolata l’intera programmazione nazionale.
Riteniamo sia di importanza capitale, se vogliamo disegnare un futuro credibile e non campato in aria, valutare a fondo i dati che riportiamo qui di seguito.

Troppo spesso sentiamo discorsi, magari interessanti ma senza fondamenta numeriche, su un sistema che non funziona e che va cambiato nei suoi pilastri, di cui la programmazione rappresenta senza dubbio uno dei principali. Spesso abbiamo dichiarato in maniera generica che una programmazione sbagliata, affossa la nostra ippica. Bene, con  questa analisi, cercheremo di capire assieme a voi se questo è vero, vi daremo delle prove tangibili, fatte di dati raccolti da inizio anno fino a ieri.

Partiamo da un assunto, una programmazione tecnica ben congeniata consente tra le altre cose di far funzionare al meglio le risorse (sia economiche che di parco cavalli) a disposizione del settore, evitando duplicazioni inutili, rendendo più interessanti e migliori qualitativamente (leggasi ricerca della selezione) le corse.
Per impostare una programmazione fatta bene però è necessario analizzare lo stato dell’arte, ovvero se non si capisce dove sta andando il galoppo nostrano è impossibile sapere dove intervenire per risolverne i problemi strutturali da cui è attanagliato da decenni.

“… si corre troppo per il numero di cavalli in attività…”

Da inizio anno sono state disputate 1.372 prove in piano – non abbiamo conteggiato le corse in ostacoli e quelle per mezzosangue o purosangue arabi – con 10.484 partenti suddivisi in 234 convegni.
Prima considerazione derivante da questi numeri, invero abbastanza scontata (almeno per chi ha a cuore le sorti ippiche nazionali…),  è che si corre ancora troppo per il numero di cavalli in pista.
La riduzione delle corse attuata negli ultimi anni è stata fin troppo leggera rispetto al drastico taglio nel numero dei nati e nei cavalli in attività in Italia. Purtroppo gli ippodromi tendono a difendere a spada tratta le loro giornate avendone un conseguente guadagno derivante dalle convenzioni, mentre i numeri reali del parco cavalli ci dicono il contrario.
Da questo stato di cose discende la conferma alla nostra prima considerazione, ovvero i partenti in media per corsa sono stati appena 7,64, se pensiamo che in Francia (Leggi QUI) si corre ai ripari perché il numero medio (sottolineiamo medio!) è superiore agli 11 – per la precisione sono 11,5 – capiamo quanto il nostro sistema sia in gravissima crisi.big scissor
Da noi in Italia 11 cavalli al via sono un numero più che abbondante, tanto che questo numero è stato ottenuto o superato in sole 159 occasioni, pari all’11,6% delle corse effettuate, la percentuale parla da sola…

Il tempo dell’attendismo è ormai passato da un pezzo, dobbiamo studiare cosa ci dicono i numeri e porre in essere quanto prima gli opportuni cambiamenti.
A questo proposito questi primi dati ci confermano, come detto, che il numero di corse e soprattutto di convegni è spropositato per il parco cavalli italiano.
Importante distinguere tra convegni e corse, da sempre siamo propugnatori di una forte riduzione del numero di convegni (le giornate di corsa per intenderci), mentre riteniamo sia auspicabile ridurre in maniera meno che proporzionale il numero di corse.
Soluzione semplice da attuare, basterebbe organizzare i convegni su un numero di corse variabile da 8 a 10 a seconda della situazione e delle necessità. Il perché è presto detto, questa soluzione, adottata da tempo in Francia, per non parlare dell’estremo oriente, consente di raggruppare in un unico contesto più cavalli, consentendo ad allenatori e proprietari un sensibile risparmio di costi e dunque tali convegni tendono ad avere un maggiore numero di partenti rispetto a quelli con cinque o sei corse.

“… 1,5 convegni di galoppo al giorno…”

Non fermiamoci però qui, proseguiamo nella scomposizione dei dati raccolti, se dividiamo il numero di convegni per i giorni fino al 30 giugno, 182 per la precisione (2016 anno bisesto…), vediamo che ogni giorno del semestre ha avuto in media poco meno di 1,3 convegni di galoppo al giorno.
Troppi per il nostro galoppo, anche perché non dimentichiamo che, partendo da gennaio 2016, al lunedì nell’ippica si è riposato, inoltre bisogna aggiungere altri giorni della settimana in cui, grazie a una programmazione diciamo stravagante, non si è corso al galoppo. Togliendo queste date dal conteggio, nei soli giorni dove il galoppo è stato messo in palinsesto, cioè 155 giorni, si sono corsi in media 1,5 convegni. Visti i partenti per corsa capiamo che questo rapporto è troppo alto e con ogni probabilità deve assestarsi su un rapporto non superiore a 1 o giù di lì, ma non affrettiamo i tempi.
Intanto teniamo a mente che, come analizzeremo meglio più sotto, il numero dei partenti per corsa è oggettivamente troppo basso, e dunque è necessario ridurre il numero dei convegni.

Ma non solo, dallo studio del semestre si evidenzia un altro aspetto importante, una sbagliata distribuzione temporale dei convegni. Iniziamo a capire il perché di questo valutando l’andamento del semestre nelle due roccaforti del galoppo Made in Italy.
Distribuzione temporale significa per esempio che, analizzati i dati, due convegni di galoppo organizzati lo stesso giorno nei due ippodromi top possono andare bene nei festivi e al massimo al sabato.
Attenzione, per come sono proposti in Italia forse questa convincimento non  è neppure sempre vero, ci spieghiamo meglio: perché pianificare Roma e Milano, il meglio del nostro galoppo, entrambi la domenica? Non crediamo sia la scelta migliore per ottimizzare lo spettacolo e le risorse del sistema.

“… Roma e Milano in alternanza?…”

I dati ci vengono in aiuto. Le domeniche e i festivi di San Siro hanno raccolto in media appena sopra gli 8 partenti, subendo a nostro avviso un danno dalla scelta di tagliare spesso una corsa per convegno. Un risultato difficilmente accettabile per una piazza come Milano, pur dovendo ricordare per correttezza di analisi che le giornate festive sono di regola quella ippodromo milanodove sono inseriti meno handicap e più condizionate, le corse dove il numero dei partenti è normalmente più basso.
Anche nella Capitale si evince una situazione negativa simile con 8,2 partenti medi. Piccolo inciso, Roma ha scelto di non ridurre le corse ma di tagliare alcune giornate ed è stata “ricompensata” da un numero leggermente più alto di partenti nei festivi.
Per aumentare queste medie perché non provare allora a spostare al sabato uno dei due, quello di volta in volta di minor valore qualitativo?

Così facendo tutta l’attenzione verrebbe rivolta su un solo campo, quello davvero principale, affiancato da un altro, diciamo di provincia, a fargli da spalla e non come avviene ora con un altro protagonista che drena cavalli e risorse. Così facendo si potrebbe fiduciosamente pensare di raggiungere anche una media partenti in doppia cifra, crediamo sia una proposta sensata da valutare.
Questo consentirebbe di avere anche al sabato un campo importante, Roma o una Milano più qualitativamente interessante, invece di come è talvolta accaduto quest’anno dove si è avuto (quando Milano non era presente) campi di provincia a sostenere l’intera programmazione prefestiva.
Milano, tre convegni a settimana li regge, anche se con enorme fatica, e pur proponendo dei mercoledì o dei sabati davvero scarni (valutazione qualitativa) ha mantenuto una media partenti in queste giornate di routine di 8,65, non pessima se rapportata alla media nazionale. Invece un discorso di riduzione pare inevitabile per Capannelle, viste le medie di 7,6 partenti per corsa dei martedì e venerdì romani, riduzione obbligatoria anche in relazione a quanto diremo più avanti sui bacini di cavalli comuni tra più ippodromi.

“… Meeting e ristrutturazione dei convegni…”

Questa modifica dovrebbe portare con sé anche una ristrutturazione tecnica volta ad evitare alcune duplicazioni di corse nella medesima data del calendario, pensiamo ad esempio ad alcuni trial oppure a prove per i due anni, o infine ad alcuni handicap identici, programmati nella medesima data sia a Roma sia a Milano, spreco che non possiamo più permetterci in questa ippica parca di cavalli.
Il campo principale per aumentare il suo valore potrebbe, come detto in precedenza, programmare dalle 8 alle 10 corse, così da massimizzare il suo ruolo di guida domenicale.
Per evitare stravolgimenti si potrebbe iniziare a sperimentare questa variazione almeno nelle giornate clou dei duederby 2016 ippodromi, quelle per intenderci con prove di cartello, diciamo dai Gruppi in su.

Un altro impulso al miglioramento del numero partenti lo potrebbe dare una vera attuazione del meccanismo dei meeting sul modello inglese. Cercare di sostenere le nostre giornate clou, pensiamo al Derby e alla giornata delle Oaks oppure a quella del Milano (quest’anno massacrato da una scelta autolesionista) creando un contorno all’altezza non solo nella giornata unica ma che possa far vivere l’ippodromo per più giorni porterebbe sicuramente un’esposizione più elevata, un maggior numero di partenti nazionali (meno costi di trasporto) e con ogni probabilità anche un numero maggiore di esteri.
Ovvio che in concomitanza del meeting l’altro ippodromo dovrebbe sospendere o limitare al massimo la propria attività, dunque al massimo si può pensare di effettuarne uno per semestre e che copra i giorni da giovedì a domenica. Un tale sforzo dovrebbe essere sostenuto da tutto il sistema, dagli attori fino al mondo degli ippodromi, passando per lo stesso ente di governo.

Capiamo che ci possano essere delle obiezioni a queste trasformazioni da parte degli ippodromi interessati, abituati a fare quello che vogliono e a coprire tutte le domeniche possibili, ma qui stiamo analizzando un semestre cercando di capire cosa debba essere cambiato per migliorare il settore, senza fare sconti ad personam.
Di carne al fuoco ne abbiamo messa abbastanza per oggi, fateci sapere cosa ne pensate e se magari avete idee ulteriori e diverse rispetto alle nostre, il confronto è sempre ben accetto. Intanto vi diamo appuntamento a domani per continuare la nostra analisi sul semestre italiano spostando il focus della nostra attenzione al programma infrasettimanale italiano, che vi assicuriamo riserva molte sorprese.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

5 pensieri riguardo “Radiografia di un semestre di corse, i numeri indicano cosa non va!

    Osvaldo ha detto:
    1 luglio 2016 alle 10:49

    Spero solo che non sia come al solito fiato sprecato. Grazie per l’impegno

    Mi piace

      Antonio Viani ha risposto:
      1 luglio 2016 alle 10:53

      Il rischio concreto c’è. Però almeno abbiamo la speranza che qualcuno incuriosito possa prenderne spunto o quantomeno valutarne l’utilità.
      Se saremo bravi a veicolarne i contenuti avremo più possibilità che queste proposte facciano strada.
      Male che vada almeno nessuno potrà tacciarci di non aver dato idee e consigli, gratuiti per giunta…

      Mi piace

    Walter Christian ha detto:
    1 luglio 2016 alle 10:51

    L’analisi è giusto, ci sono troppo corse per il parco cavalli esistente. La riduzione delle corse per giornata è controproducente al livello economico per l’ippica (costi in aumento per gli operatori e per gli ippodromi) e per la colletta delle scommesse. Perché mandare via il pubblico dopo sei o cinque corse, allora se poteva offrire almeno ancora un o due corse? Già è difficile di avere il pubblico negli ippodromi. La stessa cosa vale per le agenzie, dove l’ippica è in forte concorrenza con altre offerte.
    La Francia ha ridotte il numero delle corse recentemente per tener conto dell’andamento del parco cavalli.
    La riduzione del movimento scommesse e in forte relazione (più che lineare) con la diminuzione dei “partiti” per corsa.
    Ottimizzazione del palinsesto
    La riduzione delle corse rende ancora più urgente la ricerca di sinergia nell’implementazione della programmazione.
    Per mantenere l’offerta appetibile al pubblico degli scommettitori conviene implementare un palinsesto nazionale galoppo e trotto in complementarità con le corse estere.
    Il mercato delle scommesse è un mercato di offerte. Se deviamo ridurre le corse italiane servono corse estere. Le corse francese se prestano con tanti operatori italiani presente oltralpe.
    Il scommettitore italiano trova cosi un’offerta adeguata.

    Christian WALTER

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      Antonio Viani ha risposto:
      1 luglio 2016 alle 10:56

      Direi che concordo su tutte le linee generali che esprimi. Domani mattina uscirà la seconda parte dello studio con l’indicazione di quanto avvenuto nelle riunioni infrasettimanali… ci saranno tante cose interessanti… non svelo nulla… A domani!

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    […] un’analisi sullo stato del galoppo italiano prendendo in esame il primo semestre 2016 (Leggi QUI). Vi abbiamo fornito i dati macro, corse disputate, convegni, partenti e abbiamo preso di petto la […]

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