Italians around the world #1: Paolo Romanelli (Parte I)

Postato il Aggiornato il

the worldInizia con oggi su DerbyWinner una rubrica sugli Italiani all’estero.
Incontreremo ippici che vivono e lavorano all’estero, professionisti e appassionati, giovani e meno giovani che hanno in comune l’aver lasciato il nostro Paese per cercare nuove strade fuori confine. Una novità, che speriamo apprezzerete, per conoscere meglio realtà differenti dalla nostra e scoprire nuovi modi di fare ippica da poter, magari, importare qui da noi.
Incominciamo questa avventura incontrando un ippico impegnato davvero in ogni aspetto del nostro mondo, Paolo Romanelli. Visti i tanti aspetti ippici toccati e per facilitare la lettura, abbiamo preferito dividere in due il nostro incontro.
Fin dalla sua nascita, Paolo, ha respirato l’ambiente dei cavalli purosangue grazie al nonno Luigi Regoli, assistant trainer del mitico Federico Tesio. Trasferitosi in America nel 1984 oggi si divide tra il suo lavoro di stimato Dottore e Professore con specializzazione in Dermatologia e la sua grande passione ippica che si è sublimata nella creazione della Ital-Cal Horse, società dedicata alla gestione di tutti gli aspetti del cavallo da corsa, con sede in Florida ma con interessi e clienti in tutto il mondo, dall’acquisto e vendita di puledri e cavalli in pista fino alla gestione degli stalloni, molto più che una pura agenzia e più somigliante a un società di consulenza di alto livello.
Grazie a questa passione è iniziato nel tempo una collaborazione, diventata amicizia, con uno degli agenti più importanti a livello globale come Emmanuel De Seroux (Narvick International).

Fatta questa veloce presentazione “sfruttiamo” subito le conoscenze del nostro esperto chiedendogli qual èromanelli family1 la situazione ippica in America?
L’ippica USA, in particolare del galoppo, vive un ottimo stato di salute, potremmo utilizzare 3 parametri o metrics, come dicono qui, per valutarla.
I
l primo, sicuramente il più importante, è il movimento scommesse che a Gennaio 2016 segna una crescita del 2.2% con 830 milioni di dollari contro gli 812 dello stesso periodo 2015. Con un media prelievo sul vincente del 18% e sulle esotiche del 22%, in USA c’è grande stimolo a scommettere sulle corse dei cavalli con immenso beneficio per tutto il settore, in particolare i premi che vivono solo di scommesse senza alcun “assistenzialismo” statale.
Secondo metric, le Aste, anche questo settore è in continua seppur ultimamente più contenuta, crescita, da Keeneland a OBS passando per Fasig-Tipton e Barretts grande lavoro di sostanza e di marketing nazionale e internazionale per i dirigenti delle case d’aste USA e risultati ottimi.
Terzo il pubblico, con ippodromi presi d’assalto in ogni ordine di posto grazie alla meravigliosa accoglienza sia per il pubblico del GrandStand sia per i proprietari milionari. Per tutti andare all’ippodromo è sempre una festa e questo è merito dei dirigenti degli ippodromi, tutti privati, anche qui senza “anestetiche” sovvenzioni statali, che mettono in scena un intrattenimento sempre al top.

Quali obiettivi si è data l’ippica USA a breve termine? In aggiunta, lexploit di American Pharoah è ancora attuale?
Obiettivi a breve, su tutti quello di unificare e perseguire il doping con provvedimenti rigidi e veloci senza guardare in faccia a nessuno, vedi la lunga squalifica di Steve Asmussen, la totale espulsione dal sistema di Dick Dutrow che pure aveva vinto il Kentucky Derby con Big Brown, e le ripetute squalifiche di Doug O’ Neil trainer al top in California.
Altri obiettivi, quelli di richiamare l’attenzione sull’ippica creando il grande evento, la Breeders’ Cup a Keeneland ad esempio è stato un successo fantastico, due giorni bellissimi e intensissimi, io c’ero e c’ero anche nel 1984 alla edizione inaugurale della Breeders’ Cup di Hollywood Park e moltissime altre negli anni. L’idea di american pharoahcreare una Breeders’ Cup di due giorni è stata brillantissima, un vero e proprio happening del purosangue con la prova generale del venerdì e il trionfo del sabato. Per far capire che qui nessuno si ferma Frank Stronach vuole lanciare una corsa denominata Pegasus, 12 milioni di dollari, che diventerebbe la prova più ricca al mondo.
L’epopea di American Pharoah è ancora ben presente nella mente di tutti gli sportivi americani, non solo  ippici, i maggiori canali di informazione sportiva USA, il canale tv ESPN, la rivista Sports Illustrated non perdono occasione per parlarne, il beneficio ricevuto da American Pharoah da tutto il mondo ippico è immenso, tanti nuovi proprietari si sono avvicinati all’ippica comprando alle ultime aste con il sogno un giorno di possedere un altro American Pharoah e tanti altri lo faranno alle prossime aste, sono abbastanza sicuro che prima o poi il Presidente Obama riceverà la famiglia Zayat alla Casa Bianca.

Ci sono stati interventi particolari messi in atto, in questi anni, per aiutare l’ippica americana, esempio detassazione oppure incentivi? Qualche esempio?
L’azione più importante in un periodo di grossa crisi è stata quella di creare NTA (National Thoroughbred Association). Nel 1997 cinquanta ippici (proprietari, allevatori, allenatori, agenti) hanno sborsato 50.000 dollari a testa a fondo perduto per rilanciare il galoppo USA, io ho avuto la fortuna di partecipare alla prima riunione ufficiale dell’allora nuova associazione in rappresentanza del mio amico agente internazionale di bloodstock Emmanuel de Seroux. Da quella prima riunione allo Sheraton Bal Harbour di Miami fra le altre cose venne deciso di: formare la NTA, assumere un Commissioner di grande carisma e comprare tantintra copy spazi pubblicitari sui media nazionali con messaggi per le nuove generazioni, primo il famoso “Go Baby Go”.
Interessante il fatto che originariamente a NTA non aderirono gli ippodromi e anche qualche importante ippico, i soliti scettici, poi visto il successo della NTA anche gli ippodromi si convinsero e un paio d’anni dopo venne fondata l’attuale NTRA, una vera e propria lega del galoppo sul modello della NFL o NBA.
La NTRA per voce del suo unico Commissioner, all’epoca Tim Smith, adesso il mio amico Alex Waldrop, è riuscita a negoziare con il Governo Americano, favorevoli detassazioni per i proprietari di cavalli,  in USA se hai dei cavalli da corsa puoi detrarre praticamente tutto, mentre da quello che sento in Italia se hai dei cavalli da corsa entri nel redditometro e devi pagare ancora più tasse, l’esatto opposto.
La NTRA ha stipulato anche vantaggiosi contratti con compagnie aeree, alberghi, corrieri internazionali, carte di credito, compagnie di macchine agricole, tutti a favore degli ippici.

Due cose che sarebbero da mutuare subito dall’America e che potrebbero avere qui successo in breve?
Abbassare il prelievo sulle scommesse a un 20-23% per renderlo competitivo con le altre scommesse e re-invogliare i grossi scommettitori a giocare sui cavalli.
Se ripartono le scommesse riparte tutto, non c’è alcun bisogno dell’assistenza dello Stato, anzi lo Stato ci ideaguadagnerebbe molto, è molto difficile accettare che i nostri governanti non riescano a capirlo.
Secondo pagare i premi al traguardo entro un mese, in USA il pagamento avviene entro 15 giorni!
Ho gestito molti cavalli in USA per proprietari Italiani come Antonio Balzarini, Giuliano Fratini, Leonardo Ciampoli, con un premio vinto al sabato, già il sabato della settimana dopo potevo andare alla finestrina del cashier dell’ippodromo a ritirare l’assegno del premio…
Vorrei aggiungerne una terza ovvero le scuderie di partnership sull’esempio di West Point, Eclipse e Team Valor, ma fatte di soci che prima di aderire alla partnership non erano mai entrati in un ippodromo.
La forza e il successo delle partnership USA sta proprio in questo, avere soci nuovi dell’ambiente, entusiasti e per niente “presuntuosi” di sapere già tutto.

Con queste ultime idee che ancora ci frullano nella testa ci salutiamo e vi diamo appuntamento a domani per la seconda parte dell’intervista a Paolo Romanelli, uno sguardo globale che spazierà dai cavalli USA in Italia, agli stalloni per finire con un raffronto tra aste di diversi paesi. Stay tuned!

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

2 pensieri riguardo “Italians around the world #1: Paolo Romanelli (Parte I)

    […] della situazione ippica negli USA  e di alcune idee che si potrebbero importare qui da noi (Leggi QUI). Adesso invece passiamo a parlare dei tuoi legami con l’ippica italiana odierna. Sei stato il […]

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    Le precisazioni di Paolo Romanelli « DerbyWinner ha detto:
    6 aprile 2016 alle 12:22

    […] Isabella Bezzera (Leggi QUI). Intervista seguita a quanto il Dottor Romanelli aveva proposto (Leggi QUI e QUI). Funzione di DerbyWinner è dare ai lettori tutti i mezzi per farsi da soli la propria […]

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