Programmazione parte II. Marranini scatenato!

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Black and white numbers backgroundIncontriamo Sandro Marranini, handicapper di Pisa nonché vulcanico ippico con mille idee in testa. Con lui riprendiamo il discorso della programmazione e approfondiamo alcuni aspetti lanciando alcune proposte per migliorare questo fondamentale pilastro del nostro settore.

È un Sandro Marranini in grande spolvero e pieno di idee, quello che incontro oggi.
Con il conosciuto handicapper di Pisa e collaboratore di svariati ippodromi nazionali del galoppo ci eravamo ripromessi di approfondire gli argomenti relativi all’articolo pubblicato sul Trotto & Turf la scorsa settimana (leggi QUI) nel quale presentavo una serie di proposte per migliorare il calendario Italiano del galoppo.

La discussione non può dunque non incominciare da questo punto.
Marra, cosa ne pensi della mia proposta e soprattutto della necessità di centralizzare il processo di programmazione?
“La centralizzazione non solo è fondamentale, ma sarebbe anche semplice da farsi, basterebbe un gruppo ristretto di persone con davanti un computer e soprattutto non dovrebbe riguardare gli ippodromi. Per il semplice fatto che in questo ambito quello che gli ippodromi vogliono è contrario a quello che di cui ha bisogno l’ippica.
“Per farti un esempio, Milano cercherà sempre di aprire il prima possibile a marzo, così come Roma invece dirà che anche a dicembre deve correre, Napoli invece chiederà di correre tutto l’anno perché deve rilanciare il galoppo partenopeo. E di esempi ce ne sono altri mille, ma così facendo addio programmazione. Ti dico una frase che vuole essere una forzatura e lo sottolineo mille volte: in questa situazione ci vorrebbe un dittatore, che decide lui e dice, si fa così e basta!”.

Dunque a tuo parere non si può fare nulla, visto che gli interessi degli ippodromi sono inconciliabili con il bene del prodotto ippico?
“Credo che innanzitutto ci voglia un atteggiamento da parte di tutti più aperto e meno conservativo e bada bene parlo contro il mio interesse, visto che lavoro per un ippodromo. Però io dico sempre che è meglio il 10% di 100 che il 50% di zero.
“Sempre legato alla programmazione, prendiamo come punto di partenza il parco equino esistente, come anche tu dicevi nel pezzo sul giornale e proviamo a fare una simulazionelogo_tiw_01 entrando nel mio sito (tuttoippicaweb) e ricercando nella funzione Simulator Raced Gallop quanti cavalli possono correre una condizionata da 1000 a 1300 metri a Milano per 3 anni e oltre.
Seleziono tra le opzioni possibili gli allenatori presenti sulla piazza milanese e quelli che possono verosimilmente salire a Milano a correre da Pisa o da altre parti del Paese e vedo quanti cavalli, in un intervallo temporale di riferimento, ottengo per questa determinata corsa. Che non vuol dire che correranno tutti – poiché alcuni possono essersi infortunati nel frattempo, oppure essere stati venduti fuori Italia – ma che significa che se per la tipologia di corsa che ho cercato ho 25 cavalli che rispondono ai parametri, io in due mesi di programma più di due corse, una per mese, non posso programmare, perché se ne programmo anche solo una in più ho il rischio concreto che una di queste non riesca, come numero di partenti e dunque come gioco e spettacolo.
Capisci che utilizzando il software la programmazione diventa davvero semplice e soprattutto non si può più bluffare dicendo che si fanno corse per cavalli che in verità non ci sono. Così anche sapere quanti cavalli hanno corso da novembre a oggi a Milano o Roma o dove vuoi tu, diventa facile e immediato e dunque dalla base del numero di cavalli in attività si può stilare un programma adeguato”.

Davvero interessante, ogni scelta che va verso una maggiore razionalizzazione e trasparenza credo vada studiata a fondo.
A questo punto mi viene da chiederti se hai potuto utilizzare questo sistema per Pisa, visto che la riunione invernale ha raccolto un numero accettabile di cavalli, soprattutto se lo paragoniamo al resto d’Italia.
san rossore4“Ancora no, ovviamente spero si possa fare, anche se come detto in precedenza, ci sono degli ostacoli. Comunque sono contento che Pisa nel 2016 abbia fatto 8,26 partenti di media, unico in Italia e questo ritengo sia un bel risultato. Certo concordo con te quando dici che a marzo Pisa deve finire magari un filo prima e magari fare solo una giornata per settimana ma fatta davvero bene. Insomma bisogna iniziare a ragionare guardando i numeri e senza preconcetti.
“Un altro problema è legato al calendario che lascia scoperti alcuni giorni senza motivo. Per esempio il 15 giugno, un giovedì, non si corre al galoppo in Italia, perché? Eppure il giorno prima abbiamo in calendario sia Milano sia Napoli.
Qual è il senso tecnico di questa scelta? Non era meglio spostare Napoli al giorno successivo? E se guardi l’intero programma fino a dicembre ne trovi altre di situazioni simili come per esempio Milano, Roma, Merano e Siracusa assieme le domeniche di settembre. Che senso ha?”

Sono completamente d’accordo, anzi sfondi una porta aperta da questo lato. Dirò di più, nel mese di settembre si persevera nella scelta autolesionista di organizzare il Di Capua nella stessa giornata del Merano, un suicidio per lo spettacolo ippico.
Ma passiamo adesso a parlare del prodotto corsa e a cosa è possibile fare per aumentare il numero dei partenti al di là della riforma del calendario. Mi avevi accennato alcune idee che addirittura sono già previste nel nostro regolamento ippico.
“Si tratta degli Handicap Dedoublé (art. 87 ex Jockey Club) che sono già programmabili a termini di regolamento e hanno il grande vantaggio di aumentare il numero dei cavalli che partecipano a una corsa. Il funzionamento è quasi più difficile da spiegare che da attuare. Premetto che oggi quando facciamo un quinté si fa una fatica tremenda aNew-idea5 raggiungere i 12 partenti e da qui l’opportunità di utilizzare questo tipo di handicap.
“Io cerco di ascoltare sempre gli ippici e quante volte sento e sentiamo allenatori e i proprietari che dicono che con la loro femmina non vogliono correre contro i maschi oppure che con il loro tre anni non vogliono correre contro gli anziani? Ebbene io li accontento creando una corsa corsa divisa in due gruppi.
“Raccolgo, nel caso di maschi e femmine, i due gruppi e li faccio correre assieme. Ovviamente avrò una scala distinta per i maschi e una per le femmine, così come l’ordine di arrivo. I vantaggi sono facilmente evidenziabili: primo, al posto di avere due handicap uguali da 9 e 10
partenti (ipotizzo), divisi solo per sesso, ne avrò uno unico da 18 partenti che mi permette di fare un Quinté appetibile per lo scommettitore, inoltre mi assicuro la regolarità al 100% della corsa perché anche il settimo, l’ottavo o il nono (maschio o femmina che siano) spingeranno per rientrare tra i primi quattro della loro categoria per poter andare a premio e infine da una corsa ne ottengo due più il Quinté.
“Lo stesso discorso con due gruppi divisi per età, faccio una scala per un handicap da tre anni e oltre con due sezioni, una per i soli tre anni e una per i quattro anni e oltre e il gioco è fatto. Sono soluzioni che fuori Italia si usano normalmente quindi perché non provare? Come nel caso del circuito con qualificazioni e finale, mi pare sia stato un buon successo, no? Quindi direi che è il caso di tentare anche questo”.

Altre soluzioni per migliorare il prodotto corsa?
Una potrebbe essere utilizzata per qualificare subito i cavalli importati. Oggi sappiamo che devono fare un certo numero di corse per qualificarsi nei nostri handicap, san rossoreanche se hanno già corso all’estero e hanno ottenuto un rating nel loro Paese. Io dico perché non fargli pagare una certa cifra in modo da trasporre il valore estero nel nostro rating?
“Le tabelle di conversione già ci sono e il quid monetario servirebbe all’handicapper per andare a vedersi le corse estere e confermare o meno il rating ottenuto. So che questo è visto negativamente dagli allevatori italiani, perché rende più facile qualificare prodotti esteri, ma chiediamoci se sia meglio per lo spettacolo ippico veder cavalli che fanno giri di pista perché devono farli per regolamento, oppure se sia meglio trovare soluzioni alternative”.

Questa ultima proposta solleverà  un polverone, ma trovo giusto parlarne. Io dico che magari si potrebbe ovviare destinando una quota di questo fee anche ai nostri allevatori, così da compensarli per una diminuzione che subiscono.
Passiamo alle corse per due anni, quest’anno stiamo assistendo a corse con numeri imbarazzanti. A oggi neppure 6 partenti di due anni per corsa, 5,9 per la precisione. Che fare?
“Solito discorso, guardiamo quanti cavalli abbiamo e regoliamoci di conseguenza. Quindi meno corse e più danarose”. 

Direi che di carne al fuoco ne abbiamo messa parecchia.
Mi auguro, come sempre, che questa possa essere una base per iniziare una discussione il più ampia possibile, senza posizioni oltranziste ma con la sola voglia di migliorare il nostro sport. Un grazie a Sandro Marranini e a presto!

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

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