Royal Ascot è il galoppo.

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grandangolo tribunaRoyal Ascot è il galoppo.
Potremmo finire l’articolo dopo solo cinque parole e saremmo riusciti in maniera perfetta a condensare in così pochi vocaboli l’essenza del nostro sport. Esagerato? No, per niente.
Innanzi tutto a favore del meeting di Ascot, quest’anno in scena dal 17 al 21 giugno, gioca il fatto che si svolge nel paese che ha dato i natali allo sport dei purosangue.
Se il galoppo fosse nato e fosse stato codificato in Francia o in un altro Paese a vostra scelta, la storia sarebbe potuta forse essere diversa. Così non è stato e l’Inghilterra, o meglio la Gran Bretagna, rimane il Paese trainante, non ci sono soldi al palo e grandeur francese che tengano, petroldollari arabi, oppure organizzazione americana, neanche il Far East giapponese o australiano che tanti passi avanti hanno fatto può lontanamente pensare di insidiare il ruolo guida della patria di Sua Maestà la Regina Elisabetta II (che per inciso è parte fondante del motivo di tale superiorità). Quindi il diritto di primogenitura è un aspetto dell’assioma in apertura.
Secondo, siete mai stati al Royal Ascot?
No? Peccato vi siete persi un grande spettacolo. Vi consiglio di annotarvelo come una cosa da fare assolutamente. elisabetta IIVa programmato con cura perché nulla vi sfugga, in primo luogo l’arrivo della Regina con il suo entourage, la famosissima Royal Procession, che tutti i giorni del meeting apre la giornata e che nessun spettatore inglese o meno dovrebbe perdersi, diciamo che è la quintessenza dell’essere inglese. Ma d’altronde un Paese che ancora oggi da importanza alle corse point-to-point, cioè le corse amatoriali che sono la diretta emanazione delle prime corse disputate in passato nelle campagne inglesi, “dal campanile alla torre” attraversando i campi e saltando i muretti di sassi che delimitavano le proprietà, potrebbe non essere alla guida del nostro sport? Ovvio che no.
Terzo, la splendida organizzazione che l’ippodromo di Ascot mette in scena. Il motivo per cui gli ippodromi inglesi siano sempre, o quasi, affollati (infatti il numero degli spettatori è in continuo aumento) non è solo dovuto alla passione degli spettatori verso lo sport ma anche alla capacità degli impianti di presentare lo spettacolo al meglio. Ippodromi accoglienti, moderni, la tribuna di Ascot è qualcosa di sublime dal punto di vista architettonico, ove lo spettatore si sente coccolato e parte dello spettacolo. Lo stesso dress dress codecode necessario per assistere al Royal Ascot, quantomeno in certi settori, è parte stessa dell’evento. Insomma andare ad Ascot e alle corse inglesi è una gioia e un divertimento, dovrebbe essere così dappertutto. Ma non lo è. E noi ne sappiamo qualcosa, vero?
Ho lasciato per ultimo l’aspetto tecnico sia perché lo ritengo il più importante, sia perché ne parleremo nei prossimi post. Trionfare a Royal Ascot vuol dire entrare nella storia. Anche vincere altrove da una grandissima rilevanza, il Derby, l’Arc o altre corse non sono certo meno importanti, ma vincere nel Paese leader e nel meeting più importante dell’anno ha un fascino senza pari, chiedere a Black Caviar o ad altri. Infatti a conferma di ciò pure quest’anno i migliori si sono dati appuntamento qui, da Treve in giù. Pur in un programma mondiale sempre più pieno e dove le corse importanti sono tante, anzi troppe, il meeting di Royal Ascot rimane inalterato nel suo grandissimo splendore.
Quest’anno poi, per noi ippici italiani sudditi situati nella lontane provincie dell’impero, pubblico ascotil Royal Ascot ci vede molto più protagonisti del solito. Innanzi tutto perché l’emittente che segue le corse, Channel 4 Racing, ha deciso di assumere il nostro Frankie Dettori come commentatore tecnico – questa scelta ci riempie d’orgoglio perché Frankie, pur vivendo da anni in Inghilterra, rimane il nostro ambasciatore nel mondo – e inoltre è immortalato proprio ad Ascot in una statua che celebra il suo grandissimo 7 vittorie su 7 corse in un’unica giornata.
Altro aspetto positivo per noi è la presenza di due alfieri italiani, i vincitori dei nostri Derby e Oaks, Dylan Mouth supplementato nelle King Edward VII Stakes di gruppo 2 di venerdì 20, e Final Score che se la vedrà il giorno prima (Ladies day) nelle Ribblesdale sempre di gruppo 2. Per non farci mancare nulla potremo anche fare il tifo per un altro italiano che si fa onore all’estero: Marco Botti, che allena Tac de Boistron impegnato nella splendida Gold Cup, G1, lo stesso giorno di Final Score.
Convinti ora che il Royal Ascot è il galoppo? No? Occhio che posso continuare ancora per molto…

Antonio Viani @AntonioViani75

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