Royal Ascot, un meeting sfavillante!

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royal ascot17Quattro lampi per illuminare il Royal Ascot 2017. Magari, anzi sicuramente, sono molti di più, ma queste sono le immagini e i pensieri che più mi sono rimasti in mente dall’ultima splendida edizione del meeting più bello del mondo!

Si può condensare il meeting più bello della stagione in un unico articolo?
Penso di no, troppe le storie particolari e le notizie da raccontare per poterle raccogliere in poche righe.
Ma mettiamo anche fosse possibile, io non ne sono capace, quindi vi toccherà accontentarvi solo di alcune immagini, o meglio, una serie di lampi che si sono impressi con maggior forza nella mia mente e che mi hanno accompagnato fino ad adesso e che con piacere condivido con voi.

Innanzitutto la potenza di fuoco del Coolmore che ha raggiunto livelli imbarazzanti.coolmore Non soltanto con i propri portacolori, ma anche con i figli dei propri stalloni. Ben sei su otto Gruppi 1 in programma nel meeting sono stati appannaggio di stalloni di proprietà del complesso di Tipperary. Un dominio impressionante perché si aggiunge a quello ormai tradizionale nelle classiche inglesi e irlandesi che da anni sono spesso appannaggio di prodotti allenati da O’Brien, quest’anno ricordiamo Churchill e Wings Of Eagles.
Anche Godolphin, in verità, ha ottenuto sei affermazioni, ma francamente tolto il fenomenale Barney Roy (peraltro prodotto di Excelabration, stallone Coolmore) le altre affermazioni non sono paragonabili a quelle del team di Ballydoyle.
Giornalisti e media si sono chiesti se questo dominio non faccia male al nostro sport. Domanda che anche noi ippici italiani spesso sentiamo alle nostre latitudini, riguardo alla supremazia del team Botti.
A mio parere – e qui mi permetto di “rubare” un modo di dire di un caro amico, spero non se ne abbia a male, a mia discolpa posso dire che prendere a prestito le sue battute è un modo per testimoniare la mia grande stima nei suoi confronti – la questione è mal posta, domandiamoci piuttosto se le corse e il nostro sport in generale sarebbero più belli e ricchi di valori senza O’Brien e i Botti. A voi la risposta.

Proprio uno degli stalloni Coolmore è stato il vero protagonista del meeting. Stavolta il proscenio non lo prende il “solito” Galileo, che comunque ha portato in dote due Gruppi 1 con Winter (Coronation) e Highland Reel (Prince Of Wales), ma il ruolo di star lo ha Scat Daddy2ricoperto il compianto Scat Daddy (Johannesburg).
Che fosse un ottimo riproduttore lo si sapeva, lo stesso Coolmore aveva annunciato un aumento nel tasso di monta, prima della sua prematura scomparsa nel dicembre del 2015, da 35mila a 100mila dollari (funzionava in Kentucky).
Però quest’anno i suoi figli hanno esagerato, 4 vincitori, tra i quali Caravaggio e Lady Aurelia – forse gli autori delle performance più scintillanti di tutto il meeting, sono talmente belle che se non le avete ancora viste potete rivederle QUI e QUI – assieme a Sioux Nation, una vera forza della natura questo bimbo, e a Con Te Partiro nel Sandrigham. E non aggiungiamo Murillo, terzo nelle Coventry, e Take Me With You terza anche essa nelle Albany.
Una dimostrazione di forza che porterà a una vera caccia – il Racing Post scriveva di attendersi delle blitzkrieg bidding battles (velocissime e cruente battaglie di offerte) – per accaparrarsi i suoi ultimi prodotti, quest’anno yearling (147 i nati 2016).

Altro lampo arriva dalla Gold Cup dove i discorsi da fare sono molteplici. Innanzitutto la dimostrazione che la moda è la rovina del mercato degli stalloni. Big Orange, il vincitore della prova, è figlio di uno di quegli stalloni che hanno subito questa iniqua legge, infattiroyal-ascot-gold-cup17 proviene da quel Duke Of Marmalade troppo presto lasciato partire per il Sudafrica pur avendo prodotto fior di cavalli (solo da noi è il papà di Sound Of Freedom, ma abbiamo anche Simple Verse, Star Of Seville e Nutan), ma che per ragioni di moda è stato totalmente trascurato dagli allevatori che nella sua ultima stagione in Europa gli destinarono solo 30 fattrici. Un vero peccato.
Altra questione è legata alle corse per stayer, sulle quali ogni anno si fanno discorsi inerenti la loro utilità nel panorama odierno e puntualmente ogni anno queste corse sono quelle che danno maggiori emozioni al pubblico, quantomeno all’estero.
Sarà perché è più facile seguire una corsa che dura temporalmente di più rispetto a una per flyer, sarà perché di regola i protagonisti sono beniamini conosciuti nel corso di più anni dal pubblico e quindi c’è la possibilità di affezionarvisi, sarà quel che sarà, ma la verità è che sono ancora oggi quel legame con il passato che fa impazzire il grande pubblico.
Ritengo che il progetto portato avanti dalle autorità inglesi sia corretto, cioè aumentare l’importanza delle prove oggi in programma sulla distanza. Strada che dovremmo seguire anche noi, senza voler riportare a distanze fuori logica corse che hanno oramai una loro storia sui 2400 (il riferimento al Milano è voluto), ma piuttosto cercando di valorizzare meglio le prove che abbiamo.

Ultimo lampo che però è forse uno dei maggiori punti di forza del meeting è la sua indiscutibile internazionalità.
Qualcuno si lamentava dell’assenza in questo meeting degli australiani e della giro mondocampionessa Winx in particolare (ma vi assicuro che si sta lavorando con il suo team per il 2018) ma in compenso abbiamo avuto tre vittorie francesi, due americane e sette irlandesi. Se non vogliamo catalogare come straniere quelle provenienti dall’isola di smeraldo è indubbio che le altre lo siano.
Inoltre in tanti hanno sottolineato la presenza ad Ascot di importanti trainer americani spinti dalle vittorie dell’apripista Wesley Ward e che pare siano pronti a sbarcare il prossimo anno, anche grazie alla spinta data dai loro proprietari statunitensi affascinati dallo spirito che pervade il Royal Ascot.
Basti vedere il team di Lady Aurelia in premiazione, sembrava un gruppo di bimbi nel paese dei balocchi.
Insomma il fascino del Royal Ascot non solo rimane inalterato nel tempo, ma anzi continua ad aumentare perché nulla è più vero dello slogan: Ascot, like nowhere else!

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

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