Il calendario? Una occasione per cambiare!

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calendarioLa programmazione per voi fa acqua da tutte le parti? Siete stufi di vedere convegni senza il minimo senso logico, con spettacolo in pista pari a zero e possibilità di scommessa tragicamente simile?

Allora siete capitati nel blog giusto.
Attraverso DerbyWinner tante volte ho criticato aspramente la programmazione nazionale, una accozzaglia senza il minimo senso tecnico, dove si disputano decine di convegni totalmente inutili, anzi dannosi, perché drenano risorse senza portare alcun beneficio tecnico oppure volumi ingenti di gioco (leggi QUI).
Una programmazione che segue un’unica regola da anni, quella del più forte e di chi alza maggiormente la voce, cioè la regola preferita dagli ippodromi, i quali senza il minimo senso della realtà e senza alcuna visione prospettica continuano la loro battaglia per mandare in onda spettacoli che definire mediocri è un eufemismo.

“… Programmazione centrale e almeno semestrale…”

Lamentarsi però non serve, bisogna sempre essere propositivi. Piangersi addosso, dire che tutto è sbagliato dando la colpa agli altri è molto facile e auto assolutorio, peccato non migliori le cose. Solo attraverso idee e discussioni si può pensare di cambiare e visto che proprio discutendo con alcuni amici ippici sui social è saltata fuori l’idea (invero un poco matta) di provare a riscrivere noi il programma ecco che adesso cercherò di metterla in pratica.

Doverosa premessa prima di qualsiasi analisi, per ottenere una programmazione valida necessitano due capisaldi oggi assenti: centralizzazione e pubblicazione quantomeno semestrale del programma.
Programmazione centralizzata, perché solo un ente tecnico centrale può raccogliere le varie istanze particolari, di categorie e ippodromi, per fare una sintesi che rispetti il più possibile le esigenze di ognuno e nel contempo persegua attraverso la programmazione gli obiettivi generali di sviluppo che il nostro sport deve prefiggersi.
Calendario almeno semestrale, perché è il minimo per consentire una corretta gestione del parco cavalli da parte degli allenatori. Non siamo esosi e non pretendiamo un calendario annuale presentato a metà dicembre dell’anno precedente come accade in molti paesi europei, ci accontenteremmo di un calendario semestrale pubblicato a metà dicembre e metà giugno, con le date dei convegni e le corse da disputare, è chiedere troppo? Visti gli ultimi sviluppi, calendario di febbraio uscito a mese in corso, forse sì…

“… Gennaio, tanti convegni e pochi partenti…”

Fatte le premesse, prendiamo adesso un esempio concreto e vicino a noi nel tempo, il calendario del galoppo, in piano, di gennaio.
In questo mese “storicamente calmo” per il galoppo si sono disputati 30 convegni con 176 corse in piano (185 se aggiungiamo anche le corse in ostacoli) con una media di corse per convegno di 5,87 (6,16 con i salti). In totale i cavalli partenti (sempre in piano) sono stati 1279, per una media di 7,27 partenti per corsa.
Numeri impietosi perché fotografano una mancanza di cavalli allarmante e per quanto siagrafico-discesa un mese, gennaio, dove i cavalli migliori sono tendenzialmente a riposo non possiamo non rilevare che i numeri sono quelli di  un’ippica allo sfascio. La media è abbondantemente inferiore non solo alla doppia cifra di partenti (in Francia ricordo che sono corsi ai ripari perché il numero medio è sopra agli 11…) ma pure sotto quella soglia di 8 che alcuni utilizzano come livello minimo.
Andando più in profondità vediamo come si sia corso in 5 ippodromi, 9 volte a Pisa, 7 a Roma, 5 ciascuna a Siracusa e Napoli e 4 a Varese. Le medie partenti per corsa (ripeto solo in piano) e per ippodromo sono state: 7,72 a Pisa, 7,07 a Roma, 7,12 Siracusa, 7,34 Napoli e 6,88 Varese.
Come era abbastanza prevedibile Pisa fa la parte del leone con il suo meeting invernale in pieno svolgimento ed è l’unica ad avere numeri poco sotto il minimo accettabile, mentre soffrono sia Roma che soprattutto Varese e poco meglio fanno Napoli (ricordiamo che ha potuto contare su ben 3 handicap principali che hanno alzato la media) e Siracusa. Purtroppo questi risultati non ci sorprendono anche se per ragioni differenti.
La Capitale si vede nel periodo contrapposta a Napoli che in gennaio può contare anche lei su una dotazione abbastanza valida e infatti entrambi gli ippodromi non riescono a raccogliere numeri adeguati, in questa caso dunque la concorrenza non è un plus.
Varese, come confermato dai numeri, non ha oggi alcun motivo per proporre una riunione invernale, la qual cosa non è così strana poiché i premi sono minimi e le scuderie importanti del nord o sono a Pisa oppure sono a riposo. Rimarrebbero le piccole scuderie locali che però oramai non sostengono da sole una giornata di corse a settimana.
Caso a parte Siracusa dove anche qui le 5 giornate non trovano motivazione nei partenti, le scuderie del Continente non hanno vantaggio a spostarsi poiché i premi sono troppo bassi per coprire i costi del trasferimento e in più sono in programma solo due handicap principali in giornate diverse.

“… Una cura dimagrante per essere più belli…”

 Una soluzione, vista la realtà attuale, sarebbe mantenere inalterata Pisa, sacrificare Roma a gennaio, mettendola a riposo, per puntare unicamente su Napoli rinfoltendo tecnicamente ed economicamente le sue giornate, al limite si potrebbe pensare di aggiungere, alle cinque già in programma, una o due giornate nel mese. Per i cavalliagnano romani ci sarebbe comunque la possibilità di optare non solo per Napoli, ma pure di salire al nord andando a Pisa.
Varese ci spiace ma non è oggi difendibile e quindi è da abolire a gennaio e quanto a Siracusa, pur avendo una sola giornata per settimana, non contando il festivo della Epifania, almeno una giornata andrebbe tagliata per provare ad aumentarne i numeri medi di partenti.
Così facendo si passerebbe dalle 30 giornate odierne a circa 20 cioè cinque convegni per settimana, numero verosimilmente ideale anche contando che il lunedì non si corre.
Sarebbe poco meno di un convegno al giorno, poco per il galoppo a gennaio? Forse no, pensateci valutando solo i numeri, la situazione odierna, e non le convenienze personali.

In questo nuovo gennaio snellito si potrebbe decidere, grazie ai risparmi derivanti dalla abolizione di una decina di giornate, quantificabili a spanne e probabilmente per difetto in circa 400mila euro di montepremi, di aumentare la dotazione di alcune corse, magari aumentando il numero degli handicap più redditizi oppure dotando le maiden per 3 anni di un premio più significativo, oppure aggiungendo una o due prove ai convegni, così da farli tornare a un più canonico numero di 7 o 8 per le giornate clou. Non contiamo qui i risparmi per il settore dovuti ai costi della struttura che non si dovrebbero sostenere con meno giornate: commissari, antidoping e remunerazione ippodromi ecc ecc.
Credete davvero che tagliare in questo modo una decina di giornate nuoccia al sistema o crei dei danni agli operatori?
In tutta sincerità credo proprio il contrario, gli operatori avrebbero a disposizione un montepremi per corsa mediamente più remunerativo – certo ci sarebbe più concorrenza, in questo caso positiva per lo spettacolo e il gioco – e con la concentrazione di più corse in un unico convegno gli stessi potrebbero sfruttare ulteriori risparmi a loro vantaggio.
Mai come in questo caso sarebbe perfetto il detto inglese: less is more!

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

2 pensieri riguardo “Il calendario? Una occasione per cambiare!

    Benedetto Di Giulio ha detto:
    9 febbraio 2017 alle 9:14

    Ho terminato le espressioni per i complimenti quindi vado oltre. Il progetto è assolutamente da portare avanti oltre che per le questioni tecniche anche e sopratutto per una questione di cultura e di civiltà sportiva. L’unica perplessità , mi permetto di osservare, riguarda la modalità da ricercare per trasmettere il messaggio alla maggior parte degli operatori, i quali purtroppo non credo rispondano alle aspettative intellettuali del Dr. Viani. Suggerirei di dividere in piccoli interventi a cadenza regolare dopo aver comunicato su tutti i nostri gruppi disponibili le date o addirittura se Viani è d’accordo di proporlo all’unica trasmissione televisiva specializzata oggi in circolazione. Con stima e ammirazione, e se Viani mi permette anche con un pò di rabbia se penso che c’è gente pagata per non fare quanto qui ci si propone di fare disinteressatamente.

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      Antonio Viani ha risposto:
      9 febbraio 2017 alle 9:59

      Ringrazio per i complimenti e raccolgo le indicazioni che cercherò di mettere a frutto. Rimango disponibile ad approfondire gli argomenti in altre sedi e trasmissioni. Un caro saluto.

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