Horse Addicted #12 Intervista a Giorgio Guglielmi (SIRE), soluzioni per l’ippica le abbiamo ci vuole la volontà di attuarle

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guglielmidivulci1Continuiamo la nostra analisi del Manifesto per l’Ippica uscito nei giorni scorsi proponendovi il contributo di Giorgio Guglielmi di Vulci, Proprietario e Allevatore storico al Galoppo, nonché da quasi un anno Presidente della benemerita associazione S.I.R.E. (Società Incremento Razze Equine) che tanto si è battuta in questi anni per aiutare l’ippica italiana, dal famoso bonus SIRE per i cavalli acquistati alle aste SGA al ruolo di raccordo e sintesi svolto a favore del futuro del settore, prima nel CNG e poi con IHRA e che continua a svolgere.
Buongiorno Giorgio cosa ne pensi delle proposte del Manifesto?

“Ritengo sia stato fatto un lavoro approfondito, toccando tutti gli aspetti della crisi e soprattutto fornendo delle possibili soluzioni, va da sé che tutto può essere rivisto e migliorato però mi pare una traccia ben fatta, con cognizione di causa. D’altronde Giorgio Sandi è un uomo che opera da tanti anni nell’ambiente e seppur venendo dal comparto giochi ha sviluppato una visione a 360° del nostro settore. Le problematiche le sappiamo, ce le siamo dette più volte in tanti incontri”.

Quale, tra le tante, la problematica principale?

“Inutile girarci intorno, sappiamo che il nodo principale deriva dal fatto che il sistema attuale non regge più un numero così ampio di ippodromi che svolgono così tante giornate durante l’anno. Sono cambiate le situazioni del contesto, non ci sono più così tanti cavalli da far correre in così tanti ippodromi e le risorse sono diminuite.
“Dobbiamo fare i conti con la realtà, il movimento si è ristretto e dunque dobbiamo ritarare tutto il sistema perché continuando così si perdono solo risorse in una lenta agonia, mentre se rivedessimo l’interoippodromo follonica comparto allineandolo alle esigenze odierne potremmo avere l’aspettativa di invertire il trend e far ripartire il settore. Ovviamente unendo tutta una serie di interventi di riforma tra cui anche quello sulle scommesse”.

Il mondo degli ippodromi da ripensare dunque.

“Ma sì, basti vedere le esperienze che funzionano all’estero, la Francia in questo insegna, dove vi sono pochi ippodromi metropolitani e una larghissima base di ippodromi provinciali, l’ossatura del sistema, dove si tiene viva la passione per l’ippica, perché per il neofita è più facile avvicinare il cavallo e appassionarsi. Sono questi gli ippodromi dove nascono anche i nuovi proprietari. Però questi ippodromi periferici non costano al sistema, grazie a regole più snelle, delle strutture limitate e spesso con un volontariato diffuso, assieme a una programmazione strutturata su meeting e dunque su poche giornate legate a vari eventi della zona dove sono collocati. Così facendo diventano una risorsa e non un peso per l’ippica. Va tutto ripensato a seconda della funzione che ha l’ippodromo nel complesso, non si possono estendere gli stessi doveri e diritti chiaro, di un grande ippodromo (Roma, Milano ecc.) a un ippodromo di provincia”.

Siamo d’accordo, però abbiamo il dubbio che una tale impostazione possa difficilmente essere accettata dagli ippodromi.

Non è facile cambiare radicalmente mentalità dopo tanto tempo nel quale si è andati avanti in un certo modo. Una certa resistenza è da mettere in preventivo, ma credo che se argomentato bene possa essere un discorso accettabile anche dagli ippodromi, che ne avrebbero un guadagno.
“Un altro argomento che mi sta a cuore è che dobbiamo tornare a considerare il montepremi un patrimonio dell’ippica intera e non del singolo ippodromo. Non può essere l’ippodromo singolo a decidere come gestire il montepremi che gli viene dato, è una stortura che si è venuta a creare ma che non può essere tollerata ancora. In questo il ritorno degli Enti Tecnici in grado di gestire la programmazione sarebbe fondamentale. Abbiamo bisogno di un soggetto autonomo che, sentite le esigenze di tutti, dai proprietari agli allevatori passando per gli ippodromi, faccia una sintesi e stili un programma che faccia il bene dell’ippica nel suo complesso. Dalla programmazione fatta bene discendono tutta una serie di aspetti positivi: spettacolo nelle corse, selezione, maggiori scommesse e dunque maggiori entrate per l’ippica. Arrivo a dire che una programmazione tecnica valida vale addirittura di più di un montepremi elevato, soprattutto sul lungo periodo”.

Sul delicato tema della detassazione che viene argomentato nel Manifesto come la pensi?

MIPAAF“Certamente sarei favorevole ma esiste una oggettiva difficoltà economica nel Paese e soprattutto a questo ostacolo si innesca la poca attenzione da parte delle Istituzioni al nostro settore, incluso il nostro Ministero di riferimento, l’Agricoltura, per non dire un certo fastidio. Trovo che sia una forma grave di mancanza di consapevolezza perché il nostro settore ha davvero tanto da poter dare allo Stato, in termini occupazionali vista la forte incidenza della manodopera nella cura del cavallo e nell’indotto che vive del nostro sport, una manodopera che in caso di chiusura del comparto diventerebbe un problema ancora più grande per lo Stato. Non solo, vogliamo parlare della preservazione del territorio che viene fatto dalla nostra attività, un’attività davvero ecologica e green come adesso usa dire, ovvio che in caso di dismissione si potrebbero creare dei problemi anche da questo versante. Insomma mi aspetterei un’attenzione ben diversa nei nostri confronti almeno, ripeto, dal Ministero dell’Agricoltura, dal quale dipendiamo per la gran parte della nostra attività”.

Si è costituito da poco il CIN, che raggruppa tutte le componenti del mondo ippico, quali aspettative hai nei suoi confronti e in quale direzione pensi debba essere volta la sua prima azione?

“Ha un compito difficile davanti perché le componenti al suo interno hanno punti di vista differenti e difficilmente conciliabili però ovvio che lo segua e speri che possa portare a risultati tangibili a favore del nostro settore. I problemi sono tanti e concatenati tra loro dunque è difficile dire da dove partire, io forse inizierei dal basso, cioè con l’esigere che vengano fatti rispettare i regolamenti vigenti, assistiamo a una deregulation negativa che investe tutti gli aspetti. Un problema alla volta è una buona strategia, d’altro canto lo sappiamo tutti che con un poco di buona volontà e una dose di altruismo si potrebbe risolverne la gran parte, perché in fondo le soluzioni le conosciamo”.

Anche in questo caso siamo d’accordo con Giorgio Guglielmi, le soluzioni le conosciamo. Ti ringraziamo e ti auguriamo un buon fine d’anno e un ottimo 2016 che ti vedrà alla guida della SIRE a battagliare per la salvezza del  nostro sport.

“Grazie a voi e un grande augurio di Buone Feste a tutti”.

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