La maledizione della Triple Crown verrà spezzata da American Pharoah?

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triplecrownPassata la sbornia della vittoria nel Kentucky Derby di American Pharoah è ora di analizzare le prossime mosse del vincitore e le reali possibilità che l’allievo di Baffert ha di vincere la Triple Crown.
Il primo passo è stato fatto, ma ancora due difficilissimi esami (le Preakness Stakes e le Belmont Stakes) mancano per entrare a tutti gli effetti nella leggenda del galoppo a stelle e strisce.
Iniziamo con il dire che vincere la Triple Crown è di una difficoltà improba, prova ne sia che dal lontano 1978 con Affirmed questa corona non viene più cinta da nessuno. Sembra una maledizione, perché questa serie di 37 anni senza vittorie è la più lunga mai registrata nella storia moderna, tralasciando gli albori che hanno anche visto, in due occasioni, due delle tre prove disputarsi lo stesso giorno, il Kentucky Derby e le Preakness.

Dalla prima affermazione nel 1919 con Sir Barton, si è dovuto attendere undici anni perché Gallant Foxsecretariat riportasse il titolo. Il ventennio trenta-cinquanta è ricco di vincitori, infatti oltre al predetto Gallant nel trenta, ci saranno: Omaha nel 1935 (doppietta per il Belair Stud assieme a Gallant), il grandissimo War Admiral nel 1937, Whirlaway nel ’41 prima affermazione per la Calumet Farm, Count Fleet nel 1943, Assault nel ’46 e infine Citation, seconda per la Calumet, nel 1948. Da qui bisogna attendere il 1973 dove abbiamo il Big Red Secretariat e poi si arriva alla doppietta 1977-78 con Seattle Slew e ovviamente Affirmed. Diciamo che pur non essendo un risultato scontato, indubbiamente non era così irrealizzabile.
Da lì in avanti il nulla, tanti tentativi, molti arrivati a un passo, i più recenti quelli di California Chrome lo scorso anno che, dopo le prime due vittorie, ha dovuto dire addio alla Triple nelle Belmont dove è giunto quarto dietro il vincitore Tonalist. L’ultimo giunto molto vicino a siglare la tripletta è stato Smarty Jones nel 2004, dopo le prime due vittorie è arrivato secondo di Birdstone nelle Belmont.

Detto della storia passiamo a quali sono le difficoltà oggettive che un cavallo deve superare per entrare nell’olimpo degli eroi ippici.
Innanzitutto il breve intervallo di tempo tra le tre prove: il KY Derby si è disputato sabato 2 maggio, mentre le Belmont (ultima prova) avranno luogo il 6 giugno a circa un mese di distanza, nel mezzo abbiamo le Preakness il 2015_TripleCrown16 di maggio. Un tour de force pazzesco e con esami sempre al top, al quale si aggiungono gli spostamenti e una pressione che diventa davvero dura da sopportare per tutto il team del cavallo che magari riesce a riportare le prime due prove.
Come se non bastassero questi ostacoli in aggiunta abbiamo le differenti distanze delle varie prove: il KY Derby è sui 2000, le Preakness sui 1900 e infine le Belmont sui 2400. Proprio quest’ultima prova è notoriamente quella che spezza le gambe del possibile challenger che arriva stremato alla contesa e che per di più deve dimostrarsi il migliore su una distanza diversa dalle prime due e tutto sommato meno usuale per un cavallo moderno (ahimé) e americano in particolare.
A questi ostacoli aggiungiamo che il pedigree del faraone americano non pare tagliato per troppa distanza: il padre Pioneerof The Nile, figlio di Empire Maker, ha vinto il Santa Anita Derby sui 9 furlong ed è arrivato secondo di Mine That Bird nel KY Derby 2009. Anche la mamma, Littleprincessemma, sembra non portare distanza essendo figlia di Yankee Gentleman che ha vinto sulle distanze brevi.
In conclusione tutto sembra remare contro una possibile affermazione di American Pharoah, però vogliamo essere ottimisti e vediamo quali potrebbero essere gli argomenti a favore di una sua riuscita.

In primis le parole del vecchio saggio Wayne Lukas che a proposito del vincitore del Derby ha asserito, prima della prova di Churchill Downs, essere l’unico in grado, come qualità, di vincere la Triple Crown. Parole forti dette da unamerican pharoah grandissimo trainer che ha visto passare decine di grandi cavalli.
Inoltre lo stile di corsa del figlio di Pioneerof The Nile potrebbe essere dalla sua, la capacità di mantenere un’andatura sostenuta e poi piazzare lo scatto decisivo potrebbe aiutarlo molto. Non ha problemi a seguire andature toste, vedi quella imposta da Dortmund nel Derby e poi a progredire ancora nel finale. Fa tutto con molta naturalezza, quella tipica dei campioni. Magari il Derby può essere stata una prova meno brillante del solito perché non ha rifilato tante lunghezze agli avversari, ma dobbiamo anche ricordare che tutti i commentatori hanno voluto rimarcare la validità tecnica di questa annata di tre anni.
Bob BaffertAggiungiamo che il suo trainer Bob Baffert conosce bene le insidie della Triple Crown, infatti per ben due volte e in due anni consecutive è arrivato a un passo dalla vittoria: prima con Silver Charm che nel 1997 arrivò secondo, di mezza lunghezza, nelle Belmont di Touch Gold e l’anno dopo con Real Quiet che addirittura perse di un naso da Victory Gallop nell’ultima prova! In più con War Emblem giunse ottavo nelle Belmont, perché il cavallo perse completamente la partenza per un inciampo nelle gabbie che quasi lo mise in ginocchio, facendolo sgabbiare per ultimo. Non c’è dubbio che Baffert sia in credito con la fortuna e ora è venuto il momento di riscuotere.
Infine ci affidiamo alla legge (non scritta) dei grandi numeri, ovvero dopo così tanti anni di digiuno il sortilegio attorno alla Triple Crown dovrà pure rompersi e dunque forza American Pharoah tutta l’ippica aspetta la Triple Crown!

Antonio Viani@AntonioViani75

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