Pattern: un bastonata che deve farci cambiare mentalità

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botta in testaUna bastonata che non ti ammazza, ma che fa un male cane.
Inutile indorare la pillola, il risultato del Comitato Pattern è stato molto negativo per il galoppo italiano. Tre retrocessioni pesanti, tre Listed perse e alcune corse, ben quattro tutte di Gruppo 1, che rischiano potenzialmente il declassamento. Andiamo con ordine per evitare di sovrapporre gli argomenti, partiamo dalle pattern italiane che sono state declassate.
La più importante di queste è senz’altro il Premio Ribot sul miglio per tre anni e oltre, che da Gruppo 2 è passato a Gruppo 3. Purtroppo un risultato inevitabile, visto che negli ultimi tre anni i vincitori della corsa sono stati King Air, Saint Bernard e infine Porsenna, tutti buoni soggetti ma difficili da difendere a livello di Gruppo 2 e non abbiamo scomodato gli altri tre piazzati di queste edizioni, con il risultato finale di una media degli ultimi tre anni di 105,33 contro i 110 che venivano richiesti per mantenere lo status. Altri retrocessi sono il Carlo Chiesa, 1200 a Roma per tre anni e oltre femmine, da Gruppo 3 a Listed e l’Incisa della Rocchetta, sui 2.000 per femmine di tre anni, anch’esso retrocesso a Listed.
Altri declassamenti, meno fragorosi, sono il Baggio e il Giubilo che da Listed passano a condizionata e per questo motivo L’Incisa ha scambiato le date con il Baggio, in modo da poter disporre di una Listed di preparazione prima delle Oaks. Ultima retrocessione per l’Emirates Airlines che perde lo status di Listed e probabilmente diventerà un handicap limitato.
Dalla scure della retrocessione si è salvato il Di Capua che, pur con una media di 111,08 ben inferiore ai 115priore philip di capua verdetto finale richiesti, è stato salvato come Gruppo 1 anche grazie al 114,5 ottenuto quest’anno. Altra classica salvata è il Vittadini che con 106,67 anche qui si è salvato grazie al 109 di quest’anno, di poco sotto al 110 richiesto. In entrambi questi casi ringraziamo il fantastico anno di Priore Philip, alla faccia dei suoi detrattori.
Se non abbiamo sbagliato i conti nel 2015 disputeremo in Italia: 6 Gruppi 1, 5 Gruppi 2, 17 Gruppi 3, 53 Listed.
Fin qui le dolenti note, adesso passiamo all’avviso di potenziale rischio retrocessione relativo ai Gruppi 1, una sorta di scritta warning che lampeggia e che non deve farci rimanere tranquilli, perché parliamo delle corse principali del nostro galoppo: Il Presidente della Repubblica e il Roma per quanto concerne Capannelle e il Milano e Jockey per San Siro.
Come detto in premessa una botta bella forte ma ora è inutile rammaricarsi e prendersela con il passato prossimo, adesso è il momento di pensare a come stabilizzare le situazioni di rischio e invertire finalmente il trend, per cercare di guadagnare le posizioni perdute.
Sicuramente la magra dotazione della maggioranza delle nostre pattern – in alcuni casi inferiore non solo ai pari status dei paesi più ricchi (vedi Francia) ma anche a paesi notoriamente poco remunerativi come la Germanianon aiuta a far sì che gli esteri scendano in massa da noi e quindi ci “aiutino” a mantenere lo status. Ma questo è solo uno dei motivi e forse anche il meno rilevante, visto che corse sostanziose come il Derby o le Oaks sono poco frequentate dagli stranieri.
mipaafI principali problemi sono piuttosto la scarsa competenza dimostrata dagli enti governativi del settore. Scarsa competenza, che non vuol dire solo ritardo nei pagamenti (tragico), ma soprattutto poca dimestichezza nelle relazioni internazionali con i pari ruolo europei e mondiali. A questi livelli dove la concorrenza tra paesi è massima, dove le corse importanti sono fin troppe e ogni nazione cerca di tirare l’acqua al proprio mulino a scapito degli altri, essere mal rappresentati e non avere quel network di conoscenze e di credibilità necessarie per far valere le proprie argomentazioni è sinonimo di sconfitta sicura.
Purtroppo le competenze e le relazioni internazionali non si improvvisano e sono frutto di processi di crescita di anni all’interno delle istituzioni domestiche prima e poi europee e mondiali, quali sono gli esperti del MPAAF con queste credenziali? Domanda pleonastica, purtroppo nessuno. Magari li avessimo avuti i risultati sarebbero stati differenti…
Secondo punto importante è la necessità che le nostre corse di punta siano sorrette nei rating dai nostri cavalli, sembrerebbe superfluo ricordarlo ma così non è, perché il più delle volte si parla solo di dover aumentare la dotazione delle corse per salvarle dalla retrocessione. Non è così, non basta, dobbiamo tornaretricolore a creare molti più cavalli buoni e validi a livello internazionale, non è un caso che le uniche corse salvate siano quelle dove Priore Philip il nostro miglior cavallo, quanto a rating nel 2014, ha trionfato. Prendiamo esempio dalla Germania dove negli anni hanno salvato le loro pattern e incrementato molte di esse, per ultime quest’anno il Badener Meile e il Baden Racing Stutenpreis passati da gruppo 3 a 2. Come hanno fatto non avendo soldi e con pochi stranieri in pista? Hanno creato cavalli indigeni validi. Come hanno fatto? Qui è il vero punto, hanno dato la giusta rilevanza a due pilastri della fondamenta ippiche, l’allevamento e la programmazione.
Non è un caso che questa batosta alle pattern venga dopo anni in cui l’allevamento italiano è stato scientificamente massacrato e dopo anni in cui la programmazione è stata eufemisticamente inesistente, anzi dannosa.
Domandiamoci se ha ancora senso avere una pletora di convegni totalmente contrari sia al concetto di selezione, sia allo spettacolo. Questi convegni sono tutte risorse che vengono sprecate e che vengono tolte ai veri fini che dovrebbero muovere l’ippica italiana.
Chiediamoci se ha senso oggi avere 53 Listed, davvero pensiamo che il nostro galoppo possa sostenerne così tante? Non sarebbe più utile cercare di concentrare gli sforzi su un numero più ridotto ma più competitivo e che possano puntare davvero a una futura promozione di status? Questo si chiama discutere sulla grafico salitaprogrammazione, speriamo che al Ministero ne siano consapevoli.
Quanto all’allevamento i tempi sono per forza più lunghi, non si ricostruisce un settore in poco tempo, specie dopo i danni fatti. Però se vogliamo ripartire è indispensabile puntare sulla sua ristrutturazione, cercando di convogliare una parte delle risorse esistenti verso questo fine. La reintroduzione del Premio Aggiunto nella sua interezza è un primo importante passo, ma bisogna fare di più.
Dobbiamo rendere conveniente ai nostri proprietari e allevatori mantenere le migliori linee di sangue all’interno del nostro paese, non possiamo continuare ad assistere allo smembramento del nostro parco cavalli e fattrici. Ovviamente le punte di diamante è quasi una regola che vengano vendute, ma oramai siamo al punto che si vendono tutti i cavalli. Soprattutto con le femmine questa pratica crea nel tempo danni irreparabili. Inoltre per sostenere l’allevamento dobbiamo investire al nostro interno in un parco stalloni all’altezza, perché non esiste allevamento senza un articolato numero di riproduttori in grado di far migliorare la razza, anche in questo caso pregasi chiedere lumi alla Germania.
Se non vogliamo fare ogni anno il solito inutile mea culpa è ora di cambiare registro. Da oggi però…

Antonio Viani@AntonioViani75

Un pensiero riguardo “Pattern: un bastonata che deve farci cambiare mentalità

    […] finora l’idea di cambiamento è molto tenue per non dire inesistente. Ci vorrebbe ben altro, un cambiamento di mentalità, per veicolare uno sport che pur essendo bello e avvincente da vedere anche per un neofita, ha […]

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