Serve un big bang ippico, ma lo vogliamo davvero?

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bigbang_tGirovagando sulle pagine sportive della rete, in un tranquillo sabato mattina, mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sulla gloriosa Gazzetta on line. Un’intervista al nuovo Team Principal della Ferrari, Maurizio Arrivabene. Il titolo è già un programma: “La F.1 va portata tra la gente, serve una rivoluzione”. Direi che l’analogia con l’ippica è scontata.
Proseguendo nella lettura mi ha colpito un particolare passaggio:
“…Essere più vicini alla gente, inoltre, significa portare la F.1 tra la gente, (…) Le città che ospitano le gare potrebbero, così, diventare lo scenario per la presentazione di piloti e vetture, creando un evento. Sostengo da tempo che i veri concorrenti della F.1, intesa come spettacolo, oggi siano le varie forme di intrattenimento e, non ultimi, i contenuti offerti dalla rete, compresi i videogiochi a tema. Dipende da noi offrire uno sport migliore, scaricando al più presto il nuovo format della F.1: quanto siamo intenzionati a farlo? So che non è prassi né consuetudine, ma un sondaggio globale in rete e attraverso i fruitori delle TV ci darebbe veramente un’idea di ciò che vuole la gente: del resto, anche nel settore dello sport entertainment, dovrebbero essere i trend della domanda a guidare l’offerta”.
Finito di leggere il primo pensiero è stato: non ci posso credere, la Formula 1 ha gli stessi problemi dell’ippica. A partemaurizio arrivabene le battute, anche il nostro settore ha l’impellente necessità di aprirsi al grande pubblico, rendersi facilmente fruibile e attraente per coloro che non conoscono il nostro mondo. Anzi, credo si sia tutti d’accordo ad ammettere che se lo sport dei motori ha bisogno di un netto cambiamento, l’ippica deve porre in essere una vera rivoluzione, una modifica epocale, che la trasformi da cima a fondo. Una sorta di big bang ippico.
Eppure, mai ho sentito un nostro dirigente, dai tempi dell’Unire fino a questa tragica gestione ministeriale, parlare di aprirsi alla gente, di cercare nuove strategie per raggiungere il pubblico così detto generalista. Quando va bene si può sperare in un breve accenno alla necessità di strategie di promozione, insomma siamo al paleolitico rispetto a quanto propone un manager, che ha lavorato tantissimo nel marketing, cosa da non sottovalutare, come Arrivabene.
Quest’ultimo parla, ad esempio, di aprirsi alle città che ospitano i gran premi e a me questo fa venire alla mente che nell’anno dell’Expo a Milano finora nulla è stato fatto per legare questo evento mondiale con il nostro mondo, eppure San Siro è quasi in centro a Milano ed è un posto incantevole che potrebbe diventare facilmente un enorme aggregatore di interesse se collegato a questa manifestazione. Bene, la massima mossa finora partorita dalla Politica è stata solo l’aggiunta del termine Expo Classic alla denominazione del Milano 2015 in programma il 7 giugno a Milano… wow, avanguardia pura!!
logo_milano_expo_2015Non dovrebbe essere impossibile legare i due eventi, creare l’evento come si dice nell’intervista, magari ci stanno pensando, non vogliamo essere disfattisti, e magari non vogliono svelare nulla troppo presto, però fossimo in voi non ci scommetteremmo troppo. Ricordiamo anche di una proposta di Trenno/Snai per un super gran premio, se non ricordiamo male con montepremio di un milione di euro, da legarsi proprio all’Expo. Qualcuno ha sentito la risposta del Ministero?
Insomma finora l’idea di cambiamento è molto tenue per non dire inesistente. Ci vorrebbe ben altro, un cambiamento di mentalità, per veicolare uno sport che pur essendo bello e avvincente da vedere anche per un neofita, ha bisogno di togliersi di dosso una patina di muffa e di vecchiaia. Sarebbe fondamentale seguire le richieste della domanda e adattare a queste la nostra offerta, altra frase dell’intervista che si adatta bene al nostro mondo.
Però la parte più bella dell’intervista è la domanda che si pone Arrivabene, cioè se davvero il suo sport vuole cambiare, credo che dovremmo porci anche noi la stessa domanda, davvero l’ippica vuole cambiare? Davvero l’ippica tutta è decisa fino in fondo a rivoluzionare il suo piccolo mondo antico, che tanto denigra ma che fa comodo per molti versi? Perché altrimenti, anche avessimo un grande manager come Arrivabene, sarebbe tutto inutile…

Antonio Viani@AntonioViani75

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