Aste SGA 2022 – Una analisi a freddo e indipendente

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sga logo2Ho volutamente atteso alcuni giorni prima di scrivere il tradizionale report sulle aste yearling italiane per evitare valutazioni a caldo che, anche se con le migliori intenzioni, rischiano di essere sbagliate perché troppo legate alle emozioni appena vissute. Passati tre giorni invece si può fare il punto con lucidità.

Iniziamo dai numeri che ci parlano di un’asta con 135 lotti presenti (23 i ritirati), quindi una ventina circa in più rispetto allo scorso anno e un fatturato generale di 1.868.500 euro, contro 1.819.500 del 2021. Quindi un lieve aumento di circa il 2% però con 19 lotti in più in offerta.
La media ha toccato quota 19.668, mentre nella edizione precedente era 18.758, quindi più 4.8%, mentre la mediana, dato più indicativo soprattutto in aste contenute nelle dimensioni come la nostra, è scesa a 10.000 dai 12.000 euro dello scorso anno, dunque un segno negativo del 16,7%.

Questi come detto sono i numeri, ma i numeri sono nulla se non vengono accompagnati da una valutazione degli stessi. Un ragionamento che partendo dai dati porti a una valutazione di quanto successo e di conseguenza a un dibattito volto sempre a migliorare la situazione esistente.
In primo luogo, mantenere un livello di fatturato sulla linea dell’anno precedente ci può far dire che28 churchill rabiosa fiore l’asta in buona sostanza ha tenuto.
Innegabile però evidenziare che con un catalogo con più prodotti e soprattutto una offerta che, a detta degli stessi organizzatori, era molto più qualitativa rispetto al passato ci si potesse legittimamente aspettare un fatturato sopra i due milioni. Lo scorso anno i figli di stalloni di grido (Sea The Stars, Woottoon Bassett, Kodiac, Zoffany, Exceed And Excel, Churchill e via di questo passo) erano di meno e infatti non è un caso che in questa edizione la top price, la Churchill da mamma Rabiosa Fiore, abbia toccato quota 200mila euro, mentre lo scorso anno ci si era fermati a 120. E pure che i prodotti da sei cifre siano stati due contro l’unico del 2021.

Ritengo però molto più rilevante in questa analisi notare come la forbice tra il mercato top e quello medio si sia ancora di più allargata. La mediana lo certifica in maniera plastica, ma approfondiamo il discorso.
I risultati della super selezionata parlano di oltre 1,2 milioni raccolti per 33 lotti presentati e poco più di 600mila per i 102 lotti della qualificata. Numeri impietosi che devono far riflettere.
Erano davvero così tragici i prodotti della qualificata? Alcuni indubbiamente, accade in ogni asta, ma forse la decisione di dividere ancora una volta il mercato in due tronconi non è ideale.
Questo perché così facendo si squalificano in maniera netta coloro che non entrano in questa nicchia. Ho personalmente assistito a uno svuotarsi del ring dopo il passaggio dell’ultimo lotto della super selezionata. Non credo che questo abbia giovato al buon risultato dell’asta.
asta sga 2022La domanda che a SGA dovrebbero porsi è la seguente: davvero fare un’unica asta selezionata (cioè dove TUTTI i cavalli passano una visita da parte della commissione nominata dalla casa d’aste) porterebbe a una svalutazione dei migliori prodotti presentati o invece contribuirebbe ad aiutare la fascia media del mercato, lasciando inalterate le potenzialità dell’alta gamma?
Quando uscì la proposta di fare un’unica asta applaudii. Se ricordate non mi piacque per nulla solo l’idea di non fare comunque una minima selezione, ma l’idea di raggruppare assieme tutti i lotti mi trovava concorde. Poi si decise, anche per le critiche di una nutrita parte di allevatori, di fare diversamente.
Al di là delle polemiche, visti i risultati è necessario sedersi e trovare una soluzione che consenta a tutti di avere il massimo vantaggio dal portare i cavalli in asta. Oggi è palese che questo non avvenga. Penso che tutti gli allevatori siano concordi nel sostenere che sia meglio avere un’asta da 150 prodotti piuttosto che una da 60/70 e se non troviamo assieme delle soluzioni ho paura che ben difficilmente riusciremo a ripetere un’asta da 150 se ben 40 cavalli sono stati ricomprati e la fascia media soffre in maniera così palese.

Altro aspetto che mi preme sottolineare, in parte legato a quanto sopra, è la totale non commerciabilità dei prodotti figli degli stalloni italiani.
Il top price di questa fascia è stato un Sakhee’s Secret a 17mila euro, seguito da un Affaire Solitaire a 16mila. Non è certo un problema nuovo, sono anni che sostengo che esista una questione 100%ITY che va affrontata, ma nel 2021 avevamo avuto un Le Vie Infinite a 23mila e un Sakhee’s a 22mila e terzo un Arcano a 16mila, oltre a svariati prodotti in doppia cifra. Insomma esisteva un mercato, quest’anno invece si è davvero giunti ai minimi termini.
Ripeto, se non vogliamo trovarci con un’asta da 60/70 puledri nel 2023 bisogna trovare qualche soluzione e qui mi rivolgo non soltanto a SGA ma anche agli stallonieri.
Se da un lato credo che la casa d’asta debba sforzarsi di comunicare in maniera maggiore e più100%ITY continua i successi dei figli degli stalloni italiani, ricordo sempre che il miglior prodotto in pista del nostro allevamento è Tempesti, figlio di Albert Dock, dall’altro è necessario che gli stallonieri ricerchino delle soluzioni per rendere più appetibili i loro riproduttori.
Come fare? Le soluzioni possono essere tante, una per esempio è un bonus ai proprietari dei migliori prodotti 100%ITY venduti in asta, ma di soluzioni se ne possono escogitare tante altre, anche e soprattutto se si unisco le forze tra FIA e ANAC/SGA. L’unica cosa, a mio parere, che non si può fare è non fare nulla. Quanti allevatori potranno tornare nel 2023 con speranza a far coprire le loro cavalle dai nostri stalloni residenti in Italia dopo simili risultati? La passione è sempre tanta, ma quando al gioco diventa impossibile partecipare, allora si esce e non solo metaforicamente…

Ultima considerazione, l’atmosfera di questa edizione è stata davvero fiacca.
Avendo partecipato da consignor o da spettatore all’ultimo decennio abbondante di aste posso senza tema di smentita dire che questa è stata innegabilmente l’asta con meno potenziali acquirenti presenti. E non parlo solo all’interno del ring, ma anche dell’atmosfera che si respirava nei giorni precedenti, poche le persone presenti a visionare i cavalli, pochi gli allenatori. Insomma una situazione che non portava certo a essere ottimisti. In un certo qual modo era ipotizzabile attendersi una situazione simile, la crisi energetica, la guerra e le tante difficoltà nelle quali si dibatte da anni l’ippica, non aiutano, ma certo una simile penuria di operatori non me l’aspettavo.
Anche qui serve uno sforzo maggiore da parte di SGA. Forse, a posteriori, l’idea di anticipare l’asta non è stata una mossa giusta, vista anche la quasi concomitanza con le aste Arqana, o forse non si è riusciti a raggiungere tutti gli operatori, non so davvero cosa possa aver inciso maggiormente, ma se il dovere di un consignor è quello di presentare al massimo delle sue possibilità i propri prodotti, quello di una casa d’asta è di concentrare il maggior numero possibile di potenziali compratori nel ring. Qualcosa quest’anno non ha funzionato sotto questo aspetto.

Infine il solito piccolo accenno alla Maura, che continuo a ritenere non adeguata ad ospitare le nostre aste. Troppi i difetti strutturali e le mancanze di questa location. Per ragioni di forza maggiore c’è una molto concreta possibilità che quelle di quest’anno siano le ultime aste ospitate qui e certamente non ne sentirò la mancanza. Il polverone stile spaghetti-western dentro e attorno al ring non lo rimpiangerò di certo.
Spero come sempre che queste mie valutazioni possano servire per aprire un confronto tra casa d’asta, consignor e acquirenti, così da ricercare assieme le soluzioni migliori per tutti.
Se proprio devo concludere con una massima mi sento di poter affermare che: l’asta 2022 ha retto, ma il mercato è in prognosi riservata.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

2 pensieri riguardo “Aste SGA 2022 – Una analisi a freddo e indipendente

    Montalbetti Carlo Andrea ha detto:
    14 settembre 2022 alle 11:01

    Non ho visto un solo allevatore fare pubblicità ai propri cavalli. Forse anche perché non esistono siti di galoppo italiano .Il trotto ha vari siti con relativa pubblicità

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      Antonio Viani ha risposto:
      14 settembre 2022 alle 13:42

      A dire il vero tutti gli allevatori hanno postato sulle loro pagine video e foto dei loro prodotti, ma il problema è quello che sostieni tu, cioè non esiste un sito che li raggruppi. O meglio ancora, dovrebbe essere la stessa casa d’aste a giugno a ricordare ai vari consignor di presentare foto e video che poi dovrebbe pubblicare. Fantascienza? Io credo di no, soprattutto con un catalogo da 150 lotti.

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