Ippica italiana: il problema è seguire le regole!

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follow rules2Perché l’ippica italiana e il galoppo in particolare è fuori dal consesso internazionale? Non è solo perché paga i premi in ritardo. Scopriamo altre cause analizzando il caso EBF.

Parlando con un amico ippico, uno di quelli per capirci che staresti ad ascoltare per ore, sono rimasto inizialmente stupito di una sua considerazione riguardante la nostra ippica, ma a pensarci  bene mi sembra che abbia il grande merito di centrare uno dei gravi problemi italiani.
A suo parere il galoppo tricolore sarebbe stato messo fuori o comunque ai margini del consesso internazionale non tanto, o non solo, perché i premi delle corse Pattern vengono pagati con un ritardo temporale inaccettabile, ma soprattutto perché non accetta le regole base che tutte le principali ippiche europee accettano.

L’Italia sarebbe vista all’estero come qualcuno che vuole gareggiare nel medesimo campo delle altre nazioni ma seguendo regole del gioco differenti e a suo esclusivo vantaggio.
Questo il vero e principale vulnus che fa della nostra ippica un soggetto visto male all’estero e senza credibilità.
Mancanza di credibilità che noi ci premuriamo di confermare con le nefandezzeincrease-credibility perpetrate negli anni (pagamenti in tempi biblici, nessuna strategia, zero attività di lobbying) che hanno portato alla retrocessione delle nostre corse di selezione e al sostanziale allontanamento della nostra ippica dal salotto buono europeo.
Sempre secondo il mio amico il concetto basilare che noi italiani non vogliamo capire è che il galoppo è una comunità, di più, nasce proprio con il nobile fine di creare una comunità internazionale incentrata sul cavallo purosangue e con regole fondamentali che devono essere comprese e accettate da tutti.

Un esempio lampante e simbolico di questo modo di pensare è la questione, che voglio trattare oggi con voi, delle corse EBF (European Breeders Fund).
Per chi non conoscesse la materia, spiego molto brevemente che EBF è una associazione ippica europea che grazie al contributo annuale dei proprietari di stalloni europei finanzia in maniera cospicua il montepremi delle corse europee. Per capirci ogni anno gli stallonieri versano un fee derivato dal valore del tasso di monta del loro riproduttore.
ebfParliamo di circa 5 milioni di euro annui suddivisi tra i vari paesi europei (Clicca QUI per il link al sito).
Come giustamente da loro sottolineato questo contributo enorme fa di loro uno dei principali sponsor delle corse europee.
Badate bene che uno degli aspetti essenziali è che si tratta di un contributo non statale ma totalmente privato, legato all’idea corretta che è nell’interesse di un proprietario di stalloni aiutare economicamente le corse dove i figli di un suo stallone sono impegnati.
Più un due anni, figlio di uno stallone eleggibile EBF, vince una corsa ben dotata economicamente e più il suo proprietario e soprattutto allevatore sarà contento e, in ultima analisi, più è facile che ritorni a far coprire una sua fattrice da uno stallone appartenente al sistema EBF.
Nessuno spirito caritatevole ma pura convenienza economica.

Peccato che tutto ciò non riguardi l’Italia.
Non sto scherzando, questo sistema esiste in ogni ippica minimamente evoluta d’Europa, tranne in Italia.
Ma come, direte voi, proprio noi che abbiamo più bisogno di altri di soldi da aggiungere al montepremi, noi che cerchiamo continuamente di trovare fonti alternative ai proventi derivanti da scommesse ci permettiamo di dire no a un contributo che potrebbe arrivare fino anche a qualche centinaio di migliaia di euro?
Sì proprio noi.
E forse non sapete che esiste pure un’aggravante, perché il sistema di corse EBF, in passato, era in vigore in Italia poi, grazie all’insipienza dei nostri Dirigenti e forse anche alla scarsa lungimiranza di alcuni stallonieri, questo considerevole surplus al montepremi non è stato più accettato.
Avete letto bene, accettato, cioè loro volevano darci i soldi e noi gli dicevamo no…

Perché questo? Perché, in sintesi, l’ente regolatore ha deciso che non si puòdubbioso “discriminare” un cavallo figlio di uno stallone non iscritto alla lista EBF da uno che invece vi partecipa e visto che oltre l’80% delle corse per due anni in ogni paese aderente deve, per regola, essere riservato agli stalloni EBF, i figli di stalloni non EBF sarebbero penalizzati.
Capite bene che questo ragionamento è una follia totale.
Sarebbe come se il proprietario di un cavallo volesse correre il Derby senza pagare l’iscrizione. O ancora se ritenesse suo diritto far partecipare alle corse un cavallo che non è stato registrato al MIPAAF.
Tutti saremmo concordi nel dire che le regole che una comunità si dà vanno rispettate e che se uno si pone fuori dalle regole non può correre.
Ma qui si va addirittura oltre, perché per tutelare un diritto che non esiste (in base a quale principio uno stallone dovrebbe poter far correre in ogni corsa i suoi figli, se tale stallone non rispetta le stesse regole della comunità alla quale appartiene?) si va a ledere il diritto sacrosanto di tutti gli altri, la grande maggioranza, di avere un montepremi il più alto possibile.
Per inciso, sottolineo che finché tali corse erano in auge qui da noi, l’importo in denaro a montepremi derivante dalla sponsorizzazione EBF era molto più elevato della somma dei fee che gli stallonieri italiani versavano. Questo perché in maniera molto onesta EBF riconosceva il contributo dato da quegli allevatori italiani che portavano spesso le loro fattrici all’estero per la monta.

Questo discorso sull’EBF potrebbe sembrare, a un lettore poco attento, poco legato alla questione della nostra perdita di credibilità all’estero ma invece è centrale, perché le persone che fanno parte di questi enti fanno parte della stessa, identica, comunità di quelle che decidono il nostro status a livello Pattern e cosa pensate possano riferire del nostro modo di agire? Pensate siano felici del nostro fregarsene delle leggi della comunità del galoppo?
Direttamente dal dizionario: Comunità è una parola di origine latina, viene da communitas, derivato di communis “che compie il suo incarico (munus) insieme con (cum) altri” e indica l’insieme di persone aventi in comune origini, tradizioni, lingua e rapporti sociali con lo scopo di perseguire fini comuni.
E ci stupiamo dunque che l’Italia sia ai margini dalla comunità internazionale del galoppo? Vuoi vedere che aveva ragione il mio amico?

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

2 pensieri riguardo “Ippica italiana: il problema è seguire le regole!

    Benedetto Di Giulio ha detto:
    29 aprile 2017 alle 15:20

    L’interessante articolo del Dr. Viani ed il suo contenuto, oltre che nel merito, quindi la questione tecnica, ritengo abbia altresì una superiore valenza dal punto di vista etico, ovvero le regole e l’importanza di queste, non solo dal punto di vista dei comportamenti individuali e collettivi ma anche per ciò che concerne i ritorni dal punto di vista economico. Sono appunto le regole l’elemento discriminante che provoca il nostro allontanamento da altri consessi ippici più civili ed evoluti, nei quali le regole ci sono e vengono rispettate a differenza che alle nostre latitudini dove invece siamo ancora allo spiegare che il rispetto delle regole oltre che crescita di civiltà significa anche arricchimento tout court. Ma ci domandiamo: a chi conviene la “deregulation” che insiste fortemente sulla nostra Ippica? Non di certo a quanti dovrebbero beneficiare degli effetti positivi dell’essere collocati e stimati nei consessi internazionali. Ma, considerando che la deregulation non è casuale dobbiamo immaginare che ci siano attività di lobby che vanno nella direzione esattamente contraria a quella evocata dal Dr. Viani. Per concludere vorrei segnalare che si tratta di una questione di cultura imprenditoriale legata alle regole, della quale sono completamente prive alcune componenti delle elite ippiche nazionali, assolutamente refrattarie all’osservanza delle regole stesse, per cui, visto che hanno avuto buon gioco nelle dinamiche ippiche nostrane, non vedo perchè impelagarsi in regolamenti adottati da culture ippiche superiori alla nostra, dalle quali potrebbe scaturire la perdita dei loro feudali privilegi. Naturalmente tutto a spese della comunità ippica nazionale.

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    Antonio Viani ha risposto:
    29 aprile 2017 alle 16:39

    Alla fine si tratta sempre di regole che una comunità decide di darsi. Se vogliamo far parte di una comunità internazionale innanzitutto seguiamone le regole fondamentali e se pensiamo che siano sbagliate proviamo a cambiarle in meglio. Ma il voler far parte di una comunità a prescindere dalle regole che questa di dà è folle e irreale.

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