Dai sindacati di proprietà al secondo libro, Paolo Salvadori, un ippico sempre in movimento!

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paolo salvadori libro2Come potete leggere fin dal titolo sono tornato a incontrare, per DerbyWinner, Paolo Salvadori, già autore dell’interessante “Brevi note sull’allevamento del purosangue”, volume che vi avevamo presentato qualche mese addietro (leggi QUI), al quale oggi si aggiunge “Le linee femminili del cavallo purosangue – famiglia (1)”.


Mentre il primo lavoro era incentrato sugli stalloni, questo è invece tutto rivolto all’altra metà del cielo, le fattrici. Uno sforzo titanico perché parlare di fattrici vuol dire parlare di un argomento vasto come l’universo, difatti anche Paolo, pur con tutta la buona volontà che lo contraddistingue, in questa opera prende in esame solo la prima delle famiglie,  la numero 1 con tutte le sue declinazioni alfabetiche.

Prima però di addentrarci nella presentazione vogliamo approfondire il ruolo ricoperto da Paolo con i cavalli in pista.
Infatti assieme ad alcuni altri amici, come vi avevamo accennato anche nel precedente articolo, ha creato un sindacato di proprietari, la Nathan City, che non solo ha in pista il vincitore dell’Apertura 2017 a Milano, Natural Storm (Storm Mountain), ma anche un figlio di Gladiatorus di tre anni, Native Glorious, che ha già fatto brindare al successo tutto il team, quando si è imposto molto bene a Pisa al debutto in maiden.
Con un simile strike rate viene da pensare che la formula adottata da questi appassionati sia quella giusta.
Cerchiamo dunque di capire, dalla voce di Paolo, come sia nata questa idea molto comune all’estero ma che qui da noi stenta a fare strada.

“Per quanto mi riguarda, tutto parte dalla mia storia professionale. Infatti ho cominciato, e perpaolo salvadori parecchi anni ho continuato, a lavorare nella divisione ricerca chimica di una grande azienda farmaceutica. Era normale, anzi fondamentale, lavorare in team, l’ultimo arrivato era spronato a dire cosa pensava anche davanti a ricercatori che potevano magari essere a un passo dal premio Nobel. Quindi ho sviluppato un approccio alla collaborazione e alla condivisione che penso mi abbia facilitato nell’avvicinarmi a questa forma di partnership. Inoltre ero rimasto molto impressionato dalla grande atmosfera che il sindacato che possedeva Motivator aveva messo in scena ad Epsom nel Derby e quindi non appena se ne è presentata l’occasione con il progetto la Figlia del Capitano mi ci sono subito fiondato. Devo constatare che la gioia dei successi è ancora più grande, perché la condividi con altri e al posto di diminuire si moltiplica.
Tornando alla storia, sempre in quel periodo assieme ad altri amici, che oggi fanno parte del nostro sindacato, sono stato coinvolto da Andrea Rossi Razzini nel suo Sabana Syndicate, un progetto di partnership molto legato all’attualità, perché una delle due cavalle, che Federico Barberini acquistò per il Sabana alle aste irlandesi, era proprio Nathanaelle (Mark Of Esteem) la mamma dei due cavalli suddetti, che oggi fanno parte della Nathan City.
Infine, la fattrice, che è di proprietà del mio amico Franco Del Prete, fa parte della famiglia 4 R, che è la famiglia di Nearco, quindi meglio di così…”

Una storia avvincente continua.

“Per amicizia con Franco sono sempre stato interessato nelle scelte degli incroci da dare alla fattrice e dunque mi sono sempre sentito parte del progetto. Poi quando il puledro nasceva, o talvolta ancora quando era in pancia, si definiva un budget di costi per due anni e le quote venivano suddivise su questo ammontare. Per scelta le quote sono del 5 o del 10 per cento. Questo perché riteniamo che così tutti si sentono parte del progetto e si evitano rischi di prevaricazioni, inoltre come regola interna, ogni decisione sulla gestione agonistica dei cavalli viene affidata al trainer, quindi Frank Turner e Maria Moneta.
Il bello infine è che il nostro è un sindacato speciale, perché ci sono soci stabili che partecipano a tutti i cavalli, i titolari della Nathan City per capirci, altri che in percentuale partecipano solo a Natural Storm, altri solo al tre anni, eppure tutti si trovano a tifare per la stessa giubba, sia che alla fine sia sia soci o meno sul cavallo che corre. La passione per il cavallo e la gioia di stare assieme viene prima di tutto”.

Come vengono “reclutati” i soci?

Non esiste un criterio univoco. Il ruolo di venditore delle quote lo ricopro io e la ricerca di partner viene fatta tra persone che potrebbero essere interessate a fare parte di un sindacato. Quindi che magari abbiano già avuto esperienze di sindacato, oppure che magari siano appassionati che vogliono essere parte del gioco, ma dall’altra parte della barricata, oppure ancora neofiti che si avvicinano al nostro mondo. Per finire anche persone che si erano disamorate dello sport sono oggi tornate al campo grazie a questa formula”.  

Questa che altrove, come detto, è una scelta normale, qui da noi invece viene vista con diffidenza salvo poi suscitare clamore quando ha successo. Cosa ne pensi?

“Non saprei, però ti assicuro che anche noi ci siamo meravigliati del clamore. Vero che il Premio Apertura da sempre riveste ippodromo milanoper Milano galoppo un significato particolare, ma leggere sulla Gazzetta o sul Corriere della vittoria di Natural Storm ci ha fatto felici ed è sintomatico che gli articoli fossero incentrati sul nostro sindacato. Insomma senza voler esagerare, ma riusciamo a trasmettere un entusiasmo per le corse e i cavalli che oggi difficilmente si riscontra. Credo quindi che sia un bel risultato e forse ancora più importante dei risultati in pista.
Aggiungo solo che per la trasferta a Cagnes-sur-Mer di Natural Storm eravamo qualcosa come una ventina di persone all’ippodromo della Costa Azzurra, tra soci e famigliari, questo per far capire il nostro modo di vivere le corse”.

Un modo davvero splendido, che fa venir voglia di entrare subito in un sindacato di proprietà. Complimenti e adesso passiamo a raccontare la novità per la quale ci incontriamo oggi, cioè la tua ultima fatica da scrittore, Le linee femminili del cavallo purosangue – famiglia (1). Nella precedente intervista ci dicevi che ti eri concentrato sugli stalloni e avevi abbandonato le fattrici perché era un discorso troppo ampio. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

“In verità, volevo massacrare definitivamente i miei amici ippici (risata generale, ndr). Scherzo, la ragione principale, è la mia enorme passione ippica e nello specifico per gli incroci genealogici, e trovavo che non aver ancora affrontato l’argomento fattrici, che sono sicuramente la base sulla quale ogni ragionamento si fonda, era una lacuna da colmare”.

Visto che sei passato dagli stalloni alle fattrici ti faccio la domanda sulla quale si sonopaolo salvadori libro2 accapigliati centinaia di migliaia di allevatori: più rilevante lo stallone o la fattrice? E in che proporzione a tuo parere?

“Ti dirò che con gli anni mi sono ammorbidito, tanti anni fa pensavo che contasse unicamente o quasi la fattrice.
Con il passare del tempo devo dire che ho parzialmente mutato pensiero, nel senso che trovo ancora che la fattrice sia preponderante ma che anche lo stallone abbia la sua importanza. Questo proprio perché ho approfondito lo studio degli incroci e dei nick e trovo che sia indubitabile che una buona fattrice renda meglio con un certo tipo di stallone piuttosto che con un altro.
Faccio spesso un esempio culinario, la melanzana è una verdura ottima ma se la mangi cruda fa schifo, mentre se gli metti assieme gli ingredienti giusti ottieni un ottimo piatto come la parmigiana. Questo per dire che alla tua fattrice devi dare i giusti ingredienti per esaltarne le doti”. 

Nella prefazione tu scrivi alcuni concetti molto interessanti sulla grande rilevanza del materiale femminile nel nostro sport. Puoi riassumercela velocemente?

“Innanzitutto dobbiamo rivalutare nel nostro sport la rilevanza della madre negli incroci, perché troppo spesso ci fermiamo ai padri. Come scrivo nella prefazione, i più importanti stud sono prosperati grazie, soprattutto, alla continuità delle linee di sangue delle fattrici di loro appartenenza, non penso sia un caso.
Inoltre credo che il nick sia basilare. Il padre e il padre della madre alla fine sono i tre quarti del pedigree, quindi bisogna fare molta attenzione ai nick di successo. In più ritengo sia da dare tanta importanza al padre della fattrice, perché non è così scontato che un buon stallone sia anche un buon padre di fattrici, anzi.
Infine accenno alle scelte che stanno alla base della messa in razza delle fattrici. Escludendo quelle che entrano in razza solo per questioni affettive (era la cavalla più simpatica del lotto, ecc.), ci sono due scuole di pensiero: la prima che privilegia i risultati in pista, diciamo che segue quanto vale per gli stalloni (le vittorie diventano una discriminante essenziale, ndr); la seconda che invece privilegia la carta, cioè la genealogia della madre, se ha dato e se i figli di questa famiglia si sono distinti o meno. I più estremi arrivano a preferire la fattrice che non ha corso e quindi in grado di trasferire meglio l’energia risparmiata ai figli.
Ovviamente non esiste una regola univoca e credo che i tentativi di statistica siano poco rilevanti perché è ovvio che si tenda a servire lo stallone già rivelatosi buono con le fattrici che si sono distinte in pista”.  

Insomma tanta carne al fuoco. Non voglio svelare troppo del libro perché è bello scoprire da sé le sorprese che riserva e vi assicuro sono tante.
Ringrazio Paolo Salvadori della disponibilità, mi fermo qui raccomandandovi l’acquisto del libro, però assieme ai saluti vi riporto qui sotto le prime righe della prefazione, pura poesia:
“Se dovessimo analizzare ai giorni nostri la società umana nella sua interezza, alla luce dei quotidiani accadimenti, saremmo propensi a considerare la donna come l’anello di congiunzione tra la nostra specie e il Padreterno”. Amen.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

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