Il St. Leger ha un futuro?

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owner & breederOwner & Breeder, il mensile inglese di allevatori e proprietari del galoppo inglese nell’ultimo numero riportava un interessante articolo del Presidente della TBA (Associazione Allevatori) Richard Lancaster, nonché ex manager dello Shadwell Stud. Un pezzo che pur parlando della situazione inglese può essere utilizzato per analizzare quella italiana e insieme riflettere sui diversi approcci tra i due paesi. Nello scritto si evidenzia la necessità di un bilanciamento, in fase di pianificazione, tra le varie distanze nelle corse programmate. Visto l’avvicinarsi delle prove classiche sulle lunga distanza, St.Leger in primis, nulla è più attuale.
Lancaster innanzitutto afferma che: «Mantenere un equilibrio, tra le varie opportunità di Black-Type, appropriato alla popolazione equina disponibile, su tutte le distanze e per tutte le età e per entrambi i sessi, è un obiettivo prioritario se vogliamo l’allevamento e la sua diversità».
La differenza con l’Italia non potrebbe essere più manifesta, sia perché in Italia non esiste più unaTBA.fw_ programmazione degna di tale nome, sia perché le corse sulle lunghe distanze stanno diventando come le tigri albine, rare e in via d’estinzione. La mancanza di pianificazione è la colpa originale che il galoppo italiano sconta da un decennio almeno, guarda caso da quando gli enti tecnici sono stati scriteriatamente aboliti. Oggi sentiamo quest’assenza ancora più forte perché il parco cavalli si è assottigliato paurosamente e quindi non è più possibile fare riferimento ai libretti passati copiando pedissequamente e magari mettendo una pezza, il più delle volte in maniera errata, qua e là. Non è un caso che Lancaster parli di popolazione equina disponibile, perché è palese che replicare ciecamente un calendario studiato per una quantità di cavalli doppia o quasi di quella odierna può soltanto portare a delle corse con pochi partenti, a una diminuzione dell’appeal delle stesse, sia per l’appassionato sia per lo scommettitore, e soprattutto a un aumento delle possibilità di evitare le occasioni di incontro tra i migliori cavalli della generazione e quindi uno scadimento qualitativo e selettivo.
A conferma di ciò Lancaster continua dicendo: «Il principio universale della TBA è che il programma delle corse Black Type deve essere ideato con due principali obiettivi: identificare i migliori cavalli di ogni generazione e promuovere la competizione tra gli stessi».
L’autore continua rilevando l’importanza di considerare l’intera struttura delle corse. Concentrarsi su un’unica area, non casualmente Lancaster punta il dito sulla produzione di cavalli veloci e precoci, produrrà un irreparabile danno al nostro sport nel medio e lungo termine, guasto che  può essere StLegerDoncaster-084prodotto anche ignorando altri elementi dell’equazione, come ad esempio fornire un programma adeguato di corse per stayer e fornire un adeguato numero di cavalli alle stesse. La frase seguente è basilare per assimilare il suo concetto: «Ci deve essere un equilibrio tra corse sprint, middle-distance e staying, che minimizzi il rischio di distorsione ai due estremi della scala in termini di opportunità di ottenere il Black Type».
Guardando quanto accade in Italia, dove il St Leger è una corsa che non riesce da anni e dove basta che scenda un tedesco di minima per vincerla, oppure dove il Derby è stato ridotto a 2200 seguendo una perversa logica di acquiescenza che non ha comunque salvato lo status di Gruppo 1 della nostra prova principale e dove infine si ricerca sempre di più soltanto il cavallo che possa esordire ad aprile o al massimo a maggio, viene da pensare che i danni, speriamo non irreparabili, siano già stati fatti.
Secondo Lancaster «L’ippica British dovrebbe essere incrollabile nel difendere la causa delle corse sulle lunghe distanze. Vuol dire promuovere e supportare delle misure che consentano di mantenere gli status acquisiti nelle Pattern, anche quando la disponibilità fisica dei cavalli in training in grado di assicurare il rating è  in dubbio.»
Questo si chiama parlare chiaro, programmazione in base alle disponibilità di cavalli ed equilibrio tra le varie tipologie di distanze nelle corse consente di mantenere inalterata la bellezza del nostro amato sport e soprattutto di mantenere quella varietà fondamentale per garantirgli un futuro prospero. In Inghilterra se ne discute, in Italia secondo voi quando sarà il momento? Vogliamo provarci noi ad aprire il dibattito?

Antonio Viani@AntonioViani75

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