Aste: utili o dannose?

Postato il Aggiornato il

martello asteQual è il vero fine di un blog ippico?
Come DerbyWinner fin dall’inizio ho scelto di trattare i vari avvenimenti ippici cercando delle chiavi di lettura che stimolassero il dibattito, portassero a delle possibili soluzioni, o quantomeno mettessero sotto i riflettori i problemi esistenti.
Ritengo che non parlare di quanto non funzioni renda più difficile trovare correttivi.

Questa breve premessa mi serve per spiegare il titolo di questo mio articolo.
Ovviamente è un paradosso pensare che le aste possano rappresentare un danno per il sistema. Il procedimento è un modo ideato per facilitare l’incontro tra offerta e domanda e quindi è per sua natura qualcosa di utile o quantomeno di neutrale.
Ma visto come sono andate le ultime aste SGA, quelle appena passate riguardanti materiale in allenamento e fattrici, qualche dubbio mi viene. Davvero è vantaggioso presentare un catalogo di quasi 60 cavalli (58 per la precisione) e alla fine venderne la miseria di 11, cioè circa il 20%?

Mi faccio questa domanda perché al termine di queste vendite vedo solo persone scontente.
Sono scontenti i venditori perché si suppone che se un proprietario iscrive un suo cavallo a un’asta voglia venderlo, magari a un determinato prezzo ideale, ma di fondo la volontà è quella di cederlo. Se questo non accade, di regola, non può essere contento.
Sono ovviamente delusi anche i potenziali compratori che partecipano a un’asta per portarsi a casa dei lotti e vedere che a ogni loro bid ne corrisponde un altro appena superiore da parte del venditore, spesso in automatico visto che è prevista la possibilità di inserire la riserva, non fa che aumentarne lo scoramento.
Infine sono scontenti, molto, anche all’interno della Casa d’Aste. SGA, come del resto qualsiasi società organizzatrice di aste, ambisce a vendere tutti i prodotti che le vengono consegnati. Non soltanto per una mera ragione economica, cioè più vendo e più guadagno, ma anche perché avere una percentuale elevata di venduti migliora l’appeal di chi organizza.

Quindi cosa non ha funzionato?
A caldo, sui social, in un post di commento della suddetta asta, ho fatto una riflessione chiedendo se questo risultato negativo derivasse da aspettative troppo elevate dei venditori o invece nascesse da un errore della casa d’aste che privilegiando un catalogo ampio ha accettato troppi cavalli che era prevedibile faticassero a essere venduti.
Gli amici di DerbyWinner sui social hanno partecipato in maniera attiva e potete leggere tutti i loro commenti.sga logo2
Io sinceramente non ho una risposta netta da proporvi, posso comprendere il tentativo di SGA di avere un catalogo il più possibile ampio, ma d’altro canto sarebbe stata forse necessaria un’opera più incisiva di persuasione nei confronti dei venditori, così da portarli a mettere riserve più in linea con il mercato odierno italiano. Se questa azione non fosse stata coronata da successo, a mio parere, sarebbe stato più utile per la stessa casa d’aste declinare gentilmente i cavalli proposti e organizzare un catalogo meno numeroso.
Un’altra soluzione sarebbe potuta essere quella di cancellare la possibilità di apporre riserve sui lotti di queste aste. Questo avrebbe reso più trasparente il processo ma non credo aiutato moltissimo le vendite.

Di una cosa però sono sicuro, SGA o qualsiasi altra Casa d’Aste non può permettersi che questi risultati diventino la norma. E questo non per una questione economica, ma soprattutto per una ragione di prestigio, che alla fine è una dei fattori più importanti.
Il credito che si ha è fondamentale nella vendita dei cavalli. Tutti noi, se vogliamo anche inconsciamente, subiamo il fascino di certe Case, non tanto perché situate in contesti più belli, ma soprattutto perché se porti lì un cavallo hai la concreta speranza di venderlo, così come se sei un compratore hai la reale aspettativa di uscirne con un cavallo al seguito.
Queste quasi-certezze, o sarebbe meglio chiamarle convinzioni, aumentano a dismisura il prestigio di una società che organizza aste e quindi ne sanciscono il successo. Credo sia questo l’aspetto principale da affrontare. Voi che ne pensate?

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

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