Derby Story #5: Charles Wood o l’arte di arrivare secondi

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ferro di cavallo DerbyWinner«Un giorno un inserviente di casa Archer venne da me e mi disse: “Mister Archer è malato ed è molto preoccupato che Lei possa batterlo nella classifica finale.  Non lo sopporterebbe”.
«Gli risposi: “Mandi i miei saluti a Fred e gli dica che non lo batterò. Ho lasciato il meeting venerdì”».
Chi racconta, intervistato sull’accaduto in veneranda età, è Charles Wood, jockey leale e personaggio talvolta controverso, al quale Fred Archer, incontrastata figura di riferimento dell’Era Vittoriana ed oltre, durante la carriera in comune lasciò solo le briciole. Dei secondi nessuno si ricorda e Wood faceva parte di questa schiera.
Negli anni ‘80 del XIX secolo pur vincendo una media di circa 150 corse l’anno e due Derby arrivò sempre secondo nella classifica finale per vittorie e nell’84 montò il wonder horse St. Simon unicamente quando Archer non rientrava nel peso. Charles, che in pista problemi di questo genere non ne ebbe mai, mantenendo una perfetta forma fisica anche dopo aver compiuto gli ottanta, fu re di coppe con il figlio di Galopin ad Ascot e Goodwood.
Ai nostri giorni la risposta lascerebbe stupiti, ma Charles era diverso. Lui gli avversari li guardava in faccia.

Iniziò presto a montare tanto che la prima delle circa 1700 vittorie in carriera è datata 25 aprile 1872, sedicenne, aCharles_Wood_Vanity_Fair_22_May_1886 Newmarket. Il sodalizio che lo portò in alto, ma che lo fece anche sprofondare nel baratro, fu quello con il proprietario e grande scommettitore, Sir George Chetwynd.
Dopo aver vinto finalmente la classifica nel 1887 (Archer si era suicidato l’anno prima) arrivò la batosta. Wood – pare d’accordo con Chetwynd, anch’esso in seguito ritirarsi dal Jockey Club – venne sospeso per una decina di primavere per aver montato abitualmente cavalli dei quali era anche proprietario, pratica espressamente vietata dal regolamento.
Sembrava la fine a soli 31 anni. Pensare di tornare a fine millennio, in un decennio dominato nel frattempo da canarini quali Morny Cannon e Otto Madden con un’evoluzione stilistica in sella sempre più lontana dalla staffa lunga e ormai indirizzata verso il nuovo assetto in sella, precorso da Fordham e importato dagli american boys, voleva dire ricominciare da zero. Ma Charles con Fred ci aveva corso davvero e poteva raccontarlo. Le giovani leve potevano solo ascoltare con la foto sul comodino e prendere appunti.

Nel 1897, contro tutte le previsioni, torna e risponde agli scettici assicurandosi la monta di Galtee More con il Galtee More Horsequale chiude la Triplice Corona, traguardo mai riuscito a Fred.
A Newmarket in primavera e a inizio giugno a Epsom, davanti a una folla di teste coronate e non, impone l’alt al suo alter ego Velasquez. In settembre passeggia a Doncaster contro Chelandry più nella forma che nel distacco e chiude i giochi.
Ritiratosi ad inizio novecento Wood divenne allenatore e dopo aver visto e vissuto due guerre e più di una rivoluzione morì cieco quasi novantenne. Rimane la storia a fermare il tempo e fissare gli eventi.
A Wood forse è mancato il famoso quid per essere un campionissimo, ma lo stimolo a migliorarsi viene solo contro i migliori.
Talvolta è meglio essere i secondi al massimo livello che i primi nelle retrovie.

Luca Zavatteri

Photo Charles Wood ©Vanity Fair, 22 may 1886
Photo Galtee Horse©The National Horseracing Museum

 

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