Derby Story #3: Epsom Tales!

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epsom derby2Il Derby di Epsom rappresenta il punto più alto ed ambito nella carriera di un cavallo di tre anni e per allenatori e fantini la corsa dalla quale è difficile prescindere.
Oggi, ma ancor più in passato rappresentava il richiamo per eccellenza per tutte le classi sociali nonché cassa di risonanza mediatica in tempi in cui la comunicazione aveva canali definiti. Le cinquecentomila persone stimate il 4 giugno del 1913, Maestà compresa, furono inconsapevoli spettatori di un edizione della classica passata alla storia non per il vincitore, Aboyeur, tra i più modesti del secolo scorso, ma per i risvolti sociali dell’evento.
Subito dopo il passaggio del gruppo al Tattenham Corner, la discesa in piegata che porta ad imboccare la retta di Epsom, Emily Davison, attivista per il suffragio femminile ( la legge che permise il voto alle donne passò solo nel 1918 in Inghilterra) entrò in pista venendo travolta da Anmer, il portacolori del Re Giorgio V che sopraggiungeva.
Le conseguenze per la donna furono fatali. Quattro giorni dopo morì per le fratture riportate. Herbert Jones il fantino di Anmer, uscito malconcio ma senza grosse conseguenze dichiarò più volte che il volto di quella donna lo perseguitò per molto a lungo. Una donna, Emily, che lottava e combatteva per ciò in cui credeva. Ma molte nubi rimangonosuffraggetta derby anmer2 ancora su come sia veramente andata. Alcuni dissero che il bersaglio era proprio il portacolori reale, altri che la Davison volesse solo attraversare la pista credendo fossero passati tutti i cavalli. Di certo chi aveva fatto il biglietto per il ritorno e la prenotazione per un dancing serale voleva far tutto tranne che un gesto estremo.
Sedici giorni dopo nell’altra grande vetrina ippica britannica, Royal Ascot, dove la mondanità la fa da padrona lo strascico dell’ episodio di Epsom purtroppo si ripropose con modalità similari, ma dai contorni più cupi. Dopo circa mille metri dal via dei quattromila da percorrere nella Gold cup, uno studente, James Hewitt, piombò in pista con un revolver e dopo aver sparato un colpo di avvertimento si scagliò contro Tracery, leader e favorito della corsa, cercando di aggrapparsi alle redini senza successo cadendo a terra e facendo crollare pure il figlio di Rock Sand e il suo interprete Albert “snowy” Walley.
Ne uscirono tutti incolumi, ma l’aria che si respirava stava diventando pesante. Tracery nell’autunno di quell’anno, dopo la sfortunata parentesi si impose nelle Champion Stakes sui 2000 metri della dirittura di Newmarket mettendo il sigillo ad una carriera di top runner che proprio nel 1913 lo consacrò come il più forte cavallo in attività. Carriera iniziata guarda caso in un Derby, quello dell’anno precedente che lo vide al via da estremo outsider a 66/1. Con un finale in crescendo dopo una prima parte che lo vide pagare lo scotto del debutto riuscì ad acciuffare il terzo posto ai danni del portacolori reale Pintadeau. Il re se ne risentì.
Corsi e ricorsi storici, richiami che nella grande rete della storia dell’ippica portano ad intrecciare e a intersecare le vicende. Nelle successive uscite Tracery si impose nelle St.James Palace Stakes a Royal Ascot sui 1600 metri e nel St.Leger di Doncaster sui 2920 dimostrando tutte le sue doti di stamina. Le stesse che aveva sua nonna materna Plaisanterie che nel 1885 vinse nello stesso anno, le due prove ad handicap denominate “Autumn Double” in programma in ottobre a Newmarket: il Cambridgeshire sui 1800 metri e il Cesarewitch handicap, questo sui 3600. Due 300px-Melton_vs_Paradoxprove che anche ai tempi attuali rivestono fascino intatto, ma che in epoca Vittoriana erano target fisso dei laureati di Epsom.
Plaisanterie sconfisse proprio in quell’anno il vincitore del Derby del 1884, St.Gatien, partito favorito nella prova per fondisti, ma giunto solo ai piedi del podio. Il suo propietario John Hammond rifiutò nei giorni precedenti la corsa una race-off, un match a due con Melton laureato quell’anno di un Derby memorabile.
Partito favorito dopo un rientro convincente e una campagna giovanile che lo vide vincitore delle Middle Park, traguardo fondamentale per i due anni, sconfiggenfo Paradox, a sua volta vincitore delle Dewhurst a due anni e delle 2000 ghinee a tre sui 1600 metri. Paradox passato in vantaggio a 400 metri dal palo venne rimontato palmo a palmo dalla connection Melton – Fred Archer che lo freddarono sul palo.
Uno dei più emozionanti epiloghi visti fino ad allora nel Surrey e una delle più magistrali interpretazioni in sella di Archer, numero uno incontrastato in quegli anni. A proposito dell’evento Oscar Wilde disse che il Paradiso Perduto di John Milton ( Milton’s Paradise Lost), poema epico inglese del ‘600 narrante l’ uscita di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, era rivissuto in corsa parafrasandolo in Paradox Lost By Melton.
Epsom tales… storie di Derby.

Luca Zavatteri

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