La triple crown dei sogni.

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IMG_2346La Triple Crown è una sfida impossibile? Pare proprio di sì, perché anche quest’anno nessun cavallo è riuscito a conquistarla e ne sono passati ormai la bellezza di 36 dall’ultima volta che un soggetto è stato capace di fare l’impresa, Affirmed nel 1978, con Steve Cauthen in sella, insomma un’era ippica fa.
Da allora molti cavalli hanno cercato di raggiungere questo risultato che più passano gli anni e più diviene sinonimo di eccezionalità, ammantandosi di un’aura di leggenda, una sorta di ricerca del Santo Graal ippico.
Quest’anno poi la storia si è presentata in una veste ancora più romantica e struggente. Questa è la storia che vi andiamo a raccontare, con protagonista un cavallo, California Chrome, capace di far sognare un’intera nazione.
California Chrome, è il primo prodotto di Love The Chase, fattrice pagata solo 8mila dollari in corsa, praticamente nulla per gli standard americani, e dello stallone americano Pulpit. I proprietari del cavallo sono due illustri sconosciuti, i signori Martin e Coburn, che corrono sotto le “insegne” della DAP Racing, acronimo di Dumb-ass Partners, che essendo noi particolarmente fini tradurremo con la “Compagnia dei Molto stupidi”. Il cavallo è allenato da una connection padre-figlio, gli Sherman, imagesCAJSBPTUdi stanza in California, ma non nel conosciuto Santa Anita Park, bensì a Los Alamitos, che è famoso soprattutto per le corse dei quarter horse… Per finire il padre, Art Sherman, che allena un piccolo parco cavalli, si presentava debuttante in un contesto tanto qualitativo. Insomma la vera e propria incarnazione del sogno americano.
Cal. Chrome arrivava al Kentucky Derby, prima prova della triplice, dopo una stagione dei due anni non particolarmente notevole e che solo nel finale, grazie alla sua vittoria nelle King Glorious Stakes sui 1400 metri, aveva lasciato intravedere buone prospettive per l’anno successivo. Stagione dei 3 anni che iniziava con la vittoria facile nel Califonia Cup Derby per 5 lunghezze e mezza. Era la seconda vittoria con margine ampio e per il suo allenatore era “come se la lampadina si fosse accesa”.
Dopo due vittorie in listed era necessario provare il salto di qualità, avvenuto con la vittoria nella San Felipe Stakes di gruppo 2 in marzo e ancora di più con la netta affermazione nel Santa Anita Derby, gruppo 1, di inizio aprile. Piccolo inciso per far capire il mondo delle corse USA ai neofiti, i proprietari del cavallo rifiutarono prima di quest’ultima corsa un’offerta per lui di 6 milioni di dollari per il 51 per cento, perché sarebbe stato spostato da un altro allenatore… e non contenti hanno rifiutato pure un’offerta successiva di 2,1 milioni per la fattrice…
Il cavallo era pronto, la sfida al Kentucky Derby di inizio maggio poteva essere lanciata. Il ruolo di favorito era suo, anche se solo 3 cavalli allevati in California prima di lui avevano vinto la corsa e l’ultimo era stato Decidedly nel 1962. California era però spinto dal calore del pubblico che lo aveva eletto a beniamino e sperava di avere finalmente trovato il cavallo giusto per allungare la lista dei vincitori della Triplice, ferma da troppo tempo. Il 3 maggio davanti a una folla straboccante di 164.096 persone (secondo risultato di sempre) accorse all’ippodromo di Churchill Downs, California Chrome non deludeva i suoi fans e lasciato tranquillo per buona parte del percorso, veniva spostato prima dell’ultima curva e con apparente facilità guadagnava 5 lunghezze sugli avversari prima che il suo fantino smettesse di montarlo a fondo imponendosi alla fine di 1lunghezza e tre quarti su Commanding Curve. Il suo jockey, Victor Espinoza, dirà poi che la scelta era stata dettata dalla volontà di risparmiarlo per la prossima corsa.
cckentuckyVinto il Kentucky Derby la strada era segnata, le Preakness a Pimlico erano l’obiettivo numero due. Questa corsa pur presentandosi come abbastanza simile al Derby, 2000 metri il primo e 1900 le Preakness, ha l’enorme difficoltà che si disputa 2 sole settimane dopo la corsa di Churchill Downs. Però anche in questo caso la forza di California Chrome era troppo superiore per gli avversari e la vittoria arrivava per 1 lunghezza e mezza davanti a Ride On Curlin, uno dei due cavalli oltre al vincitore che aveva avuto il coraggio di fare la doppietta Kentucky-Preakness.
A 24 ore dalla seconda storica vittoria e con un’intera nazione che ne tesseva le lodi portandolo metaforicamente in braccio verso l’ultima fatica, le Belmont Stakes sui 2400 metri, a sorpresa e con un senso del dramma perfetto l’allenatore di California Chrome, Art Sherman, annunciava che il cavallo non avrebbe partecipato alla corsa di New York se non avesse potuto portare il suo usuale “Nasal Strip”. Per chi non lo sapesse questo non è molto diversoccpreakness dal cerotto nasale umano adattato e dimensionato per i cavalli. In sostanza un semplice cerotto nasale poteva distruggere sul nascere il sogno e le speranze di una nazione, non male eh, neanche il miglior sceneggiatore di Hollywood poteva immaginare un finale più thrilling!
Nella miglior tradizione americana, dove si premia sempre lo spettacolo, le autorità ippiche newyorchesi decisero di accettare l’utilizzo dei nasal strips nei loro ippodromi. L’eco fu talmente elevata che molti appassionati iniziarono a presentarsi con questi cerotti nasali negli ippodromi e la GlaxoSmithKline, azienda produttrice, stimò di distribuirne più di 50mila nel solo ippodromo di Belmont Park il giorno della corsa. California Chrome era sempre più un’icona.
Il 7 giugno era il D-Day, California Chrome poteva scrivere in maniera indelebile il suo nome nella storia insieme con altri grandissimi campioni e forse ancora di più visto il digiuno in atto dal 1978.
tonalistCi piacerebbe raccontarvi di una sua vittoria e della folla impazzita che scatta foto a più non posso al nuovo idolo, consapevoli di essere entrati a far parte del mito pure loro come testimoni, oppure delle decine e decine di giornali con la foto del cavallo in copertina, purtroppo non è andata così. Il sogno americano è tale perché a tutti viene data una possibilità ma sono pochi quelli che ci riescono ad afferrarla e California Chrome non è stato uno di questi. Poco importano le motivazioni di questa sconfitta, se abbia pesato più la distanza dei 2400, differente da tutte le altre e mai provata in corsa in precedenza, i troppi impegni ravvicinati o un piccolo infortuno che si era procurato al tendine. La verità è che ha perso, arrivando quarto, il vincitore è stato Tonalist e molto probabilmente il grande pubblico lo ha già dimenticato.

Antonio Viani @AntonioViani75

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