I dati finali di un successo rivoluzionario!

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Scudetto italiaDopo il grande interesse scaturito dall’ultimo nostro articolo di analisi dei risultati delle Pattern nazionali in tanti ci hanno richiesto di un maggiore approfondimento per poter confrontare meglio i dati e incrociarli tra di loro.
Nell’articolo (leggi QUI) si poneva l’accento sui risultati dei cavalli italiani, 54 vittorie italiche (non 55 come come riportato nella tabella del T&T, poiché Testa O Croce è da considerarsi di allevamento francese) in 80 prove e soprattutto 12 affermazioni di prodotti nati da stalloni residenti in Italia nell’anno di monta, un numero davvero ragguardevole in sé.
Siccome in tanti ci avete chiesto di sviscerare le percentuali vi abbiamo accontentato andando a prendere una per una tutte le prove del calendario italiano dei Gruppi e Listed del 2015 (apprezzate lo sforzo titanico) suddividendo i cavalli partecipanti in: esteri, cioè nati da stallone e fattrice estera e allenamento estero; importati, cavalli esteri di allenamento italiano, italiani nati da stalloni esteri e italiani nati da stalloni italiani o meglio residenti in Italia al momento del concepimento del cavallo analizzato, nongrafico a torta abbiamo perciò conteggiato come nazionali i cavalli figli di Sakhee’s Secret (Salford Secret per esempio) o Arcano o Frozen Power per dire, perché i loro figli italiani non sono ancora nati o in pista.
I risultati di questo lavoro hanno evidenziate alcune sorprese che avevamo in empiricamente già intravisto, cioè che i cavalli italiani e ancor di più i nati da stalloni italiani hanno ottenuto risultati egregi e superiori a quanto invece si pensa generalmente di loro.

Partiamo dall’elemento base, cioè quanti figli di stalloni italiani hanno partecipato alle nostre prove principali: 115 su un totale di 668 cavalli partenti (8,35 cavalli in media per corsa), il 17,22% del totale dei cavalli partecipanti alle 80 prove, mentre gli importati sono stati quasi il doppio, 195 (29,19% del totale), gli italiani di “padre estero” 262, il 39,22%, infine gli stranieri sono arrivati a 96, il 14,37% di 668.
Da questi rapporti notiamo subito una netta predominanza di presenze di cavalli italiani nati da stalloni esteri un risultato abbastanza naturale valutando la quantità di prodotti italiani nati fuori confine e la loro qualità, di regola infatti a venire coperta all’estero è una fattrice già “provata” oppure una out of training di buona genealogia o che si è distinta in corsa. Infine se si decide per l’estero nella maggioranza dei casi si sceglie a12012016uno stallone di fascia media o alta, è difficile (non impossibile si badi bene) che si porti all’estero una fattrice per coprirla con stalloni di ultima fascia, diciamo sotto i 4000 euro, dunque che i figli di queste fattrici siano preponderanti nel numero di presenze nelle nostre corse di alto livello è abbastanza scontato.
Il numero degli importati partecipanti è appena inferiore al 30%, una percentuale invero bassa giacché tali cavalli sono frutto di un acquisto “pensato e selezionato”, sia a monte – il proprietario e la casa d’aste fanno una prima scrematura al momento della creazione del catalogo – e a valle, con l’acquisto da parte dell’allenatore e proprietario italiano che sceglie il tal prodotto tra tanti che esamina. Il numero di esteri presenti è motivato dagli annosi problemi dell’ippica nostrana, dei quali soprassediamo in questa occasione. Quanto ai figli di stalloni italiani è un dato non elevato ma che se analizzato assieme ai successivi dati che vi elencheremo qui di seguito acquista un significato molto importante.

L’analisi approfondita dei dati ci dice che pur a fronte di un esiguo numero di cavalli nati da stalloni italiani i risultati che hanno ottenuto sono davvero lusinghieri. Confrontando le vittorie con i partecipanti alle corse di ciascun gruppo identifichiamo che i cavalli importati hanno vinto 15 volte  su 80 (18,75%), cioè solo tre in più dei cavalli figli di stalloni italiani (12) che dunque hanno totalizzato un 15% di affermazioni e se recuperiamo la differenza di partecipanti tra i due gruppi (195 contro 115, il 70% in più a favore degli importati) capiamo che il dato è molto favorevole per i nostri prodotti.
Gli italiani nati da stalloni esteri hanno prodotto 42 vittorie su 80 (52,50%) che indica una conferma pure qui dell’ottima performance dei nostri colori, mentre i cavalli esteri hanno riportato 11 prove e dunquegraphic up una percentuale del 13,75% ottima vista il ridotto numero di partecipanti e la non totalità delle prove che hanno visto gli esteri partecipare (45 su 80).
Allargando però l’analisi ai primi tre arrivati di ogni prova i dati sono ancora più rilevanti e decisivi.
I 115 figli di stalloni italiani sono finiti ben 38 volte sul podio, una percentuale del 33,04%. Dato notevole se pensiamo al basso numero dei partecipanti, sotto al 20%, rispetto anche ai due gruppi principali (importati e italiani da stalloni esteri) e alla scarsa selezione effettuata sulle fattrici destinate a questi riproduttori. Raffrontiamo tale dato con quello riferito agli importati e notiamo che questi, su un totale di 195 partecipanti alle prove, in 54 hanno conquistato uno dei primi tre posti, per un 27,69%, ben inferiore al dato degli italiani. I figli italiani di stalloni esteri invece sono andati sul podio con 105 soggetti sui 262 partecipanti, una percentuale di oltre il 40%, dato superiore anche alla percentuale degli esteri che in 37 su 96, ovvero il 38,54%, hanno ottenuto uno dei primi tre posti.
Va da sé che più cavalli ho in una determinato gruppo e più probabilità dovrei avere di ottenere una percentuale prominente in questa classifica, semplifichiamo il concetto: più tiri ho a disposizione, più probabilità ho di fare goal. Questa constatazione ovvia migliora ancora di più il giudizio sui figli degli stalloni italiani e di contraltare riduce quello sugli importati, perché se l’élite (quella che partecipa alle prove di selezione) degli importati raggiunge in percentuale dati molto inferiori a quelli degli italiani (pur in presenza di numeri di partenza più alti), vuol significare che il nostro prodotto Made In Italy è più competitivo e anzi nella media migliore di quello che viene importato dall’estero ogni anno e stiamo parlando della fascia alta, quella che a regola dovrebbe essere stata acquistata con maggiori costi e che dovrebbe fare la differenza contro i nostri prodotti indigeni.
Questi i numeri estrapolati dall’analisi particolareggiata dell’andamento dell’anno 2015 del galoppo italiano di fascia alta, non opinioni ma solo freddi dati.
Crediamo che comunque la si pensi un movimento ippico in crisi come il nostro dovrebbe fare molta attenzione a queste statistiche, a quello che ci dicono e cercare di farle proprie nel tentativo di progredire e migliorare, il vero fine supremo del nostro sport.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

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