Stallion Cap: scelta di salvaguardia della diversità o abuso di potere?

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usa flagIn America sta facendo molto discutere la scelta da parte del locale Jockey Club di inserire un tetto al numero di fattrici coperte da un singolo stallone.
Contro questa norma, nota come Stallion Cap, è stata formalmente presentata denuncia, da parte di tre big player come l’Ashford Stud del Coolmore, la Spendthrift Farm e la Three Chimneys Farm, presso la Corte del Kentucky.
La motivazione?
“Non servirebbe l’interesse generale. Inoltre, sarebbe anti-competitiva e priverebbe in maniera illegale i querelanti dei diritti di proprietà, causando loro un danno finanziario”.

Come funziona la norma in concreto? In poche parole e riprendendo quanto brillantemente esposto su EBN di oggi, uno stallone non può coprire più di 140 fattrici in una annata e ogni foal nato al di fuori di questo limite non potrà essere registrato al Jockey Club americano e quindi non potrà gareggiare.
La regola sarà applicabile solo agli stalloni nati dopo il 2019, senza alcun meccanismo di retroattività. La regola, denominata 14C, sarà operativa per gli stalloni che funzioneranno negli States, in Canada e a Porto Rico.

Quali le motivazioni dietro a questa scelta?
La principale è mantenere, anzi, piuttosto, incentivare la diversificazione genetica.
Che in quest’epoca ci sia una fortissima ricerca di certe linee di sangue, molto circoscritte, è sotto l’occhio di tutti. Così come altre, magari portatrici di maggiore stamina oppure di minor precocità, sono indubbiamente meno appetibili se non addirittura “scansate” dagli allevatori e dunque poco ricercate dagli stallonieri, che mirano a soddisfare i desiderata dei loro clienti e la moda.
Ma se possiamo anche condividere le ragioni di fondo che hanno portato a questa regola, siamo invece molto scettici sulla sua reale utilità ed efficacia.
Oggi in America funzionano 42 stalloni che nel 2020 hanno coperto un numero uguale o maggiore di 140 fattrici. Di questi il top èuncle mo stato Uncle Mo, con 257 coperture, di stanza all’Ashford Stud, secondo Into Mischief a 248 al Spendthrift e Palace Malice a 207 è il più richiesto della Three Chimneys.
A vostro parere cosa succederà con questi stalloni?
Logica vuole che riducendo l’offerta aumenti il prezzo, così da coprire almeno in parte le minori entrate derivanti dal tetto imposto. Dunque, un maggiore costo per gli allevatori e nemmeno tanto piccolo in alcuni casi. Fidatevi, la reazione degli stallonieri non potrà che essere questa, poiché non è ipotizzabile che un Coolmore, esempio, possa accettare di guadagnare parecchi milioni in meno ogni anno.
Pensate solo che il tasso di monta ufficiale di Uncle Mo nel 2021 sarà di 175.000 dollari, se fosse applicabile anche a lui la nuova regola (come detto sopra sarà applicabile solo agli stalloni nati dopo il 2019) vorrebbe dire una perdita massima (tasso ufficiale moltiplicato per le coperture perse) di oltre 20 milioni di dollari. Per compensare tale ammanco al Coolmore dovrebbero quasi raddoppiare il tasso di monta di Uncle…
Altra opzione, nemmeno tanto remota per questi stalloni top, sarà quella di emigrare in Paesi che non presentino limiti alle coperture. Questo comporterebbe un impoverimento del parco stalloniero americano, una diminuzione del giro di affari generale e di entrate per la filiera e pure per lo Stato e con ogni probabilità anche una contrazione del numero di addetti del comparto. Insomma, una tragedia su tutta la linea.
Tornando però a scorrere la classifica delle coperture, cosa succederà per gli stalloni che oggi sono comunque abbastanza richiesti, ma che stanno al di sotto del cap, ipotizziamo quelli tra 70 e 140 monte annue?
Pure loro tenderanno a usufruire di un rialzo del proprio tasso di monta, poiché beneficeranno dell’arrivo di una cospicua infornata di fattrici di buon livello, quelle che non troveranno posto tra i top stalloni, perché non abbastanza qualitative, o perché i loro proprietari non potranno/vorranno sobbarcarsi un plus di prezzo.
Gli stallonieri, avendo un book più ampio a cui attingere, potranno sia decidere quali tra le fattrici proposte ritengono migliori per il loro stallone, sia potranno, come detto, aumentare il prezzo e quindi utilizzare la leva del fee per scremare. Tendiamo a pensare che sfrutteranno la seconda opzione, più neutra e soprattutto più redditizia.
grafico discesaQuindi, se in questo caso rispetto al precedente esiste un vantaggio per lo stalloniere, altresì ancora una volta assistiamo a un peggioramento delle condizioni per gli allevatori.
Ma andiamo alla fascia ancora più bassa, quelli che coprono da zero a poche decine di fattrici all’anno. Bene, questi stalloni beneficeranno sicuramente di un numero maggiore di fattrici da coprire e con ogni probabilità non avranno necessità di aumentare il prezzo di monta.
Ma davvero è un vantaggio per il sistema che stalloni poco richiesti coprano un numero maggiore di fattrici? In linea di massima, in un mercato molto ampio come quello statunitense, uno stallone copre un numero di fattrici corrispondente al suo valore. In soldoni, se il mio stallone copre dieci fattrici vuol dire che al 99,9% è uno stallone mediocre, un freno a mano o quasi.
Ha senso dunque che una regola dia un beneficio a me che sono un proprietario di uno stallone mediocre o in alternativa che si incentivi l’utilizzo di stalloni poco qualitativi?
Sinceramente è difficile trovare una motivazione valida per rispondere positivamente.

I difensori del provvedimento, per sostenere l’introduzione di questa norma partono dal presupposto, non totalmente errato, che questa regola serva soprattutto nei primi anni di attività di un nuovo stallone, quelli cioè in cui nessuno può dire con certezza che lo stallone scelto avrà successo.
Le prime tre annate (almeno) si basano in buona sostanza su una scommessa degli allevatori, che vanno da stalloni non provati perché li ritengono migliori per pedigree, conformazione o risultati in pista, tutti parametri legittimi ma che non possono in alcun modo dirci con certezza che uno stallone sarà valido (cioè produrrà figli di successo in pista) in razza.
Questa regola, limitatrice del numero di coperture, sempre a detta del Jockey Club, aiuterebbe stalloni meno attraenti agli occhi degli allevatori a realizzare numeri tutto sommato accettabili per poter dimostrare il loro valore.
Sappiamo bene che molto spesso il successo di un nuovo stallone è dato dalla quantità di fattrici che copre e dalla qualità di queste fattrici. Uno stallone molto atteso – in Europa esempi attuali potrebbero essere Sottsass, Ghaiyyath o ancora Pinatubo o anche Improbable e Tiz The Law per rimanere negli States – verrà servito da un numero cospicuo di fattrici (verosimile anche sopra il limite suddetto dei 140) e, visto il tasso elevato, da fattrici che hanno già dato buoni prodotti o che hanno avuto risultati di pregio in pista o una genealogia sopra standard. Questa combinazione di quantità e qualità è un grandissimo aiuto per la futura riuscita dello stallone.
Noi italiani siamo i primi a poter confermare, nel nostro sistema, questa regola, perché lottiamo da anni con una contrazione feroce del numero di fattrici in attività, che limita le possibilità di successo degli stalloni residenti da noi.

Ma, anche qui, siamo sicuri che mettere un tetto sia la soluzione idonea?The_Jockey_Club_WEB_logo
Non si rischia invece di limitare solo le possibilità di scelta senza raggiungere l’obiettivo?
Perché, se è vero che applicando un limite tendiamo in via teorica a spalmare le fattrici esistenti su un più ampio spettro di stalloni, è anche vero che di converso il limite porterebbe gli stallonieri a far entrare in razza un numero maggiore di stalloni, anche cavalli che senza limiti non avrebbero percorso quella via o che sarebbero stati venduti in altri Paesi. Penso ad esempio a quegli stalloni con ottimi pedigree ma con risultati in pista non altrettanto positivi.
Il rischio è quello di ingolfare il mercato con tanti figli con la stessa linea di sangue, così da poter in una qualche maniera venire sempre incontro al mercato. Di conseguenza non solo non si raggiungerebbe l’obiettivo della diversità genetica, ma nemmeno quello del miglioramento della razza nel suo complesso.

In conclusione, il Jockey Club newyorkese ha sbagliato tutto?
No, sono più incline a ritenere che ad una giusta problematica si sia preferito dare una risposta molto politicamente corretta, ma nella sostanza profondamente sbagliata, che oltre a penalizzare pochi stallonieri molto grandi, danneggia la totalità degli allevatori.
La vera diversità genetica non la si ottiene mettendo dei vincoli al numero di fattrici coperte come abbiamo avuto modo di vedere qui sopra, quanto piuttosto cercando di diversificare il programma delle corse così da incentivare l’utilizzo di stalloni differenti. Molto semplicemente quanto sta facendo, in maniera molto puntuale, l’Europa, tramite gli indirizzi del Comitato Pattern e delle varie autorità nazionali (ovviamente esclusa l’Italia, as usual), che negli ultimi anni è focalizzato ad esempio sulla difesa delle prove per stayer.
L’utilizzo della leva della programmazione consente di agire in profondità, anche sulle stesse motivazioni di una determinata scelta stalloniera, incoraggiando nel lungo periodo una maggiore diversità, senza imporre limiti poco efficaci e non consoni a una Nazione che si fregia del titolo di land of freedom.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

3 pensieri riguardo “Stallion Cap: scelta di salvaguardia della diversità o abuso di potere?

    giusy roveda ha detto:
    25 febbraio 2021 alle 17:52

    sono completamente d’accordo con il Jockey Club.

    Piace a 1 persona

      Antonio Viani ha risposto:
      25 febbraio 2021 alle 20:49

      Innanzitutto grazie Giusy per il tuo commento, anche se contrario alla mia idea. Se volessi approfondirlo sarebbe molto utile per il confronto.
      Devo essere sincero che a mio parere in questo caso particolare la libertà di impresa dovrebbe prevalere sugli altri aspetti. Per di più, come ho scritto, non credo che mettere un tetto possa aiutare gli allevatori e nemmeno raggiungere il fine di salvaguardare la diversità.

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        giusy roveda ha detto:
        24 marzo 2021 alle 18:27

        sono per la liberta’ d’impresa ,ma non penso che uno stallone possa realmente coprire piu’ di 150 fattrici .

        "Mi piace"

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