Cosa ci lascia questa crisi?

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time for changeLa giornata della dichiarazione dei partenti di San Siro è il momento giusto per riavvolgere il nastro di questi due mesi abbondanti di sospensione delle corse, valutando cosa ci ha lasciato il lockdown e soprattutto cosa ci ha insegnato questo periodo di forzata chiusura.
Abbiamo sofferto, non solo come cittadini italiani, ma in misura non trascurabile anche come ippici e questo è un dato innegabile.
Non facciamo certo paragoni irriverenti con chi ha subito lutti, oppure anche solo concoronavirus chi ha avuto congiunti (scusate ma la tentazione di utilizzare il termine era troppo forte…) colpiti dal virus, ma non assistere alle canoniche prove primaverili nei tempi consueti non è cosa da poco per chi è innamorato di questo sport.
Ma soprattutto l’ippica ha sofferto dal punto di vista economico, questi due mesi hanno rappresentato uno zero nella casella delle entrate, mentre nei costi poco è cambiato in meglio.

E qui viene il primo degli aspetti che questa crisi ha scoperchiato, cioè la totale incapacità del Ministero a cambiare marcia.
A inizio pandemia – mentre alcuni apprendisti stregoni in maniera improvvida chiedevano  contributi a fondo perduto per ogni cavallo in attività, senza rendersi conto che i soldi per simili interventi potevano essere presi solo dal montepremi non erogato per il lockdown (soluzione sventata in extremis) – avevamo chiesto un unico intervento concreto, cioè velocizzare sensibilmente le tempistiche di pagamento.
Questo purtroppo, nonostante le molte rassicurazioni del Sottosegretario L’Abbate, non è mipaafavvenuto. Si è continuato a viaggiare più o meno alla stessa lenta andatura, a dimostrazione di come a fronte di belle promesse la strada del miglioramento sia ancora da imboccare in via XX Settembre.

Altro aspetto negativo da evidenziare è stata la pessima gestione della fase precedente la riapertura.
Abbiamo assistito a uno squallido rimpallo di responsabilità da parte delle varie Istituzioni che non hanno avuto il coraggio di presentare agli ippici un piano trasparente.
Nessuno, o almeno non noi, si aspettava una riapertura ai primi di maggio, ma neppure si pensava di arrivare al 20 di maggio senza notizie e con la necessità di organizzare manifestazioni (ancora un grande applauso a tutti noi che ci abbiamo messo la faccia) per mettere pressione al Ministero.
In questo specifico argomento, la responsabilità va però ampliata anche alle Associazioni di Categoria che sono rimaste silenti da inizio lockdown e non hanno preteso trasparenza e responsabilità dalla controparte politica.
Anche qui, nessuno si aspettava che i nostri Dirigenti potessero da soli far ripartire prima le corse, ma quello che ci fa male è vedere come manchi completamente l’informazione sullo stato delle cose e soprattutto una capacità progettuale che possa anticipare le mancanze del Ministero.
Se da inizio aprile si fosse iniziato a discutere di come, ancora prima che quando, ripartire non saremmo certo arrivati a questo. In Francia avevano fatto ben 3 scenari, a seconda delle possibili evoluzioni dell’epidemia, qui ci si è soffermati solo sulla data. Indubbiamente una scelta perdente visti i risultati.

Altro argomento scottante è il calendario di selezione.
Il documento diramato dal MIPAAF, anche qui con colpevole ritardo, è semplicemente folle. Le date si affastellano l’una sull’altra senza il minimo respiro. Non si è nemmeno cercato di allungare in maniera significativa il calendario verso fine novembre eCalendar dicembre, così da consentire di spalmare su un arco più ampio le prove. 
Capiamo che non fosse facile incastrare tutto, ma inserire le corse a caso, come è stato fatto, non è la risposta giusta.
Il Milano prima del Derby (spostato a metà luglio, a Roma…) grida vendetta, così come il Pisa al 6 dicembre viene svuotato di ogni significato. E potremmo continuare con l’Italia a metà ottobre e altre situazioni senza una vera logica. Viene da credere che si sia fatto tutto questo pur di accontentare gli ippodromi e non perdere nemmeno una corsa. Invece, seppur a malincuore, era necessario fare delle scelte anche drastiche di cancellazione di alcune prove a beneficio del calendario e dei cavalli nel loro complesso.
Ma anche qui, un contributo agli ippici è stato mai richiesto? No, mai. 

Ultimo argomento, ma potremmo continuare per ore, è il montepremi non distribuito.
Siamo certi che verrà recuperato nella sua interezza nel corso dell’anno? Speriamo vivamente di sì, ma anche qui una comunicazione ufficiale del Ministero non è arrivata, quindi, siccome abbiamo imparato ad essere sospettosi, consigliamo tutti gli ippici di drizzare le antenne per evitare che per l’ennesima volta che delle risorse a noi spettanti vengano dirottate altrove.

In definitiva il settore continua a dare verso l’esterno l’impressione di non essere gestito, che è pure peggio di essere gestito male. Da questo lato nulla è cambiato da prima, questa crisi ha solo portato alla ribalta le magagne che esistevano di già, ma che talvolta venivano coperte da un sistema che quantomeno era in moto. 
new mentalityPerò almeno un aspetto positivo il lockdown ce lo lascia, ed è la forza di sopportazione degli ippici che nonostante tutto hanno prima accettato con grande compostezza ogni limitazione della loro attività e poi hanno, finalmente, dimostrato unità nel chiedere una riapertura a breve.
Questo che potrebbe essere visto da molti come un aspetto di poco conto è invece la dimostrazione lampante che le possibilità di unione esistono e quando vengono messe in pratica portano risultati importanti, che non sono, come qualcuno (ovviamente non partecipe del processo…) erroneamente ha scritto, l’aver o meno accelerato la riapertura, quanto invece aver dato visibilità al nostro settore, una cosa che serve come l’aria al nostro sport. 

Adesso le corse stanno per ripartire e ne siamo tutti enormemente felici, non vediamo l’ora, ma facciamo sì che questa pandemia non lasci noi ippici uguali a prima e cerchiamo di fare nostri i suoi insegnamenti.
Smettiamola di difendere il bidone vuoto di benzina come dei novelli Sturmtruppen e invece andiamo incontro al futuro con la volontà e la consapevolezza che uniti e senza stupidi personalismi possiamo ricostruire il nostro mondo!
Buona ripartenza a TUTTI!       

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