Circuito d’elite 2019, III parte e conclusioni

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paolo salvadoriConcludiamo con oggi lo studio di Paolo Salvadori su tutte le prove di Gruppo 1 europee. Un lavoro non solo fisicamente poderoso, ma soprattutto che non si ferma alla superficie ma va in profondità riscoprendo antiche radici ancora vitali e dando anche una personale idea sul futuro ippico.
Vi consigliamo, dopo aver finito questi ultimi scritti, di lasciar depositare le tante informazioni ottenute e tra qualche mese riprenderli. Siamo certi che li apprezzerete ancora di più, sempre avendo bene in mente che nell’ippica 1+1 difficilmente fa 2 e questa è la straordinaria bellezza del nostro sport… 

In questa ultima parte analizziamo alcuni soggetti meritevoli di ulteriore citazione:

Anthony Van Dyck (16-c), maschio baio 2016 dal solito Galileo (9-h) e una figlia di Exceed And Excel (23-b), ulteriore quindi degno rappresentante dell’incrocio Galileo (9-h) su continuatori di Danehill (2-d), si è imposto in una delle edizioni non certo più qualitative del Derby di Epsom.
Con questo risultato, ha permesso all’immenso genitore di entrare a far parte del ristretto club di padri di almeno quattro vincitori della prova regina per i tre anni. In ordine di anzianità: Sir Peter Teazle (3), baio 1784 da Highflyer (13), Waxy (18), baio nato nel 1790 da Pot-8-os (38), Cyllene (9-e), sauro 1895 da Bona Vista (4-f), Blandford (3-o), baio 1919 da Swynford (1-g), Montjeu (1-u), baio 1996 da Sadler’s Wells (5-h) e appunto Galileo (9-h), baio 1998 da Sadler’s Wells (5-h)

Crystal Ocean (7-a), maschio baio 2014 da Sea The Stars (9-h) e mamma da Mark Of Esteem (17-b), cavallo non certo fortunato e dotato di un grandissimo cuore, pur battagliando da sempre in primissima ha categoria, si è fregiato del sigillo di Gruppo 1 solo quest’anno, nelle Prince Of Wales’s Stakes, con al comando il solito Lanfranco Dettori.
Eterno piazzato, verrà ricordato soprattutto per le due edizioni 2018 e 2019 delle King George Stakes, dove è stato sconfitto in entrambi i casi per una corta incollatura dopo una strenua lotta lungo tutta la retta di arrivo e per la notevole esibizione nelle Juddmonte International Stakes, dove soccombeva (come riportato nella precedente Parte II) per una testa al serrate di Japan (11-d).
Infortunatosi dopo quella corsa, funzionerà a sua volta in razza dal prossimo anno.

Battaash (4-k), castrone baio 2014 da Dark Angel (10-c) e una figlia di Lawman (1-s), cavallo alterno, già vincitore del Prix de l’Abbaye de Longchamp nel 2017, una delle due edizioni svoltesi a Chantilly, ha stabilito quest’anno nelle Nunthorpe Stakes di York il nuovo record della corsa, percorrendo i 1000 metri in uno straordinario tempo di 55.90 secondi.
Quello precedente apparteneva al grandissimo velocista Dayjur (1-g) maschio baio 1987 da Danzig (7-a) e resisteva dal lontano 1990.

victor ludorum g.crit.lag.19Victor Ludorum (1-l), maschio baio 2017 con mamma da Kaldounevees (14-c), che ha assunto in bello stile il sigillo del Grand Criterium (oggi Jean-Luc Lagardère) a Longchamp.
Il nostro fa parte del terribile trio targato Godolphin, con padre da Shamardal (1-l), tuttora imbattuti e vincitori di quasi tutte le prove principali per i due anni maschi.
Ha debuttato il primo settembre, sempre agli ordini di Andre Fabre sulla stessa pista e sulla stessa distanza del miglio, e ha disputato sino ad ora solo tre prove.
In questo caso risulta molto particolare il pedigree che presenta un inbreeding 3×3 su Helen Street (1-l) baia 1982 da Troy (1-b), nonna appunto di Shamardal (1-l) e terza madre dello stesso Victor Ludorum (1-l).

“… 8-f sugli scudi (pure in Italia…)”

La famiglia dei vincitori di quest’anno meritevole di un particolare encomio è la (8-f), a cui appartengono:
Romanised (8-f), maschio baio 2015 da Holy Roman Emperor (4-g) con mamma da Indian Ridge (3-e), che ha trionfato nel Prix Jacques Le Marois. Si era imposto lo scorso anno anche nelle 2000 Ghinee irlandesi.
Albigna (8-f), femmina saura 2017 da Zoffany (1-c) e una figlia di Selkirk (15-a), di proprietà della famiglia Niarchos, che risultano anche gli allevatori, ha vinto facilmente il Marcel Boussac.
Logician (8-f), maschio grigio 2016 da Frankel (1-k) e una figlia di Daylami (9-e), ha riportato agevolmente il St Leger a Doncaster. Piuttosto tardivo, ha debuttato solo a maggio di quest’anno, risulta tuttora imbattuto in cinque corse, e potrebbe essere il futuro protagonista sulle prove sulla lunga distanza.
Siskin (8-f), maschio baio 2017 da First Defense (6-d) con madre da Oasis Dream (19), tuttora a sua volta imbattuto in quattro partecipazioni, ha vinto in Irlanda le Phoenixalbigna boussac Stakes.
Da notare che gli ultimi due sono frutto del genio allevatorio della Juddmonte Farms del fenomenale proprietario Khaled Abdullah, mentre invece gli ultimi tre hanno in comune la fattrice Best In Show (8-f) saura 1965 da Traffic Judge (3-n), che risulta la sesta madre per i primi due e la quarta per Siskin (8-f) appunto.
Ricordiamo che Best In Show (8-f) è anche la mamma di Sex Appeal (8-f), saura 1970 dallo straordinario Buckpasser (1-x), che è la nonna di Blu Air Force (8-f), baio 1997 da Sri Pekan (21-a), da lungo tempo ai vertici stallonieri in Italia, sotto l’egida della famiglia Luciani, e la mamma con l’ausilio di Northern Dancer (2-d) dei due fratelli pieni e ottimi corridori El Gran Senor (8-f) baio 1981 e Try My Best (8-f) baio 1975. Molto meglio in pista il primo, mentre il secondo è responsabile di una dinastia che si sta dimostrando ancora estremamente influente in razza.

“… Sua Maestà Galileo e l’effetto Shamardal…”

Relativamente ai padri dei vincitori, anche quest’anno ha prevalso Sua Maestà Galileo (9-h), baio 1998, nonostante un annata non felicissima del suo Stud di appartenenza.
La gloria di questo immenso stallone è strettamente legata al gruppo Coolmore, che possiede molti dei suoi figli, ma ogni tanto si comportano bene anche suoi prodotti di altre proprietà. Quest’anno oltre le imprese di Waldgeist (5-h), dobbiamo registrare anche quella di Search For A Song (9-f), femmina saura 2016 con mamma dal solito Danehill (2-d), che allevata e di proprietà del Moyglare Stud Farm, agli ordini di Dermot Weld, si è imposta in bello stile nell’Irish St. Leger.
Ben quindici le prove riportate dai suoi figli, con nove soggetti protagonisti. Abbiamo nominato tutti i suoi vincitori, tranne Love (1-k), femmina saura 2017, con mamma guarda caso da Pivotal (7) che si è affermata nelle Moyglare Stud Stakes e Sovereign (4-k), maschio sauro da una figlia di Danehill Dancer (22-b), che si è imposto con gagliarda corsa di testa nell’Irish Derby.
Insomma meglio dello scorso anno, solo sette sigilli, un poco meno del 2017, dove era arrivato ad addirittura ventuno vittorie dei suoi figli, suo top assoluto.
galileo coolmoreGalileo (9-h), entrato in razza a quattro anni nel 2002, si è distinto con i primi vincitori di gruppo uno, solo a partire dal 2006, in cui Nightime (20-c) femmina baia 2003 da una figlia di Indian Ridge (3-e) si imponeva agli ordini di Dermot Weld nelle 1000 Ghinee irlandesi, Sixties Icon (14-c), maschio baio 2003 con madre da Diesis (2-o), si affermava allenato da Jeremy Noseda nel St. Leger, mentre un certo Teofilo (1-n) baio 2002, precursore importante del nick del nostro eroe con figlie da Danehill (2-d), con i colori di Mrs. Bolger, riportava facilmente National Stakes e Dewhurst Stakes. Se ci fate caso nessuno apparteneva alla maison del Coolmore.
La sequenza delle vittorie dei suoi figli dal 2006 ad oggi, è così costituita: 2006: 4 – 2007: 4 – 2008: 8 – 2009: 4 – 2010: 9 – 2011: 13 – 2012: 11 – 2013: 5 – 2014: 11 – 2015: 8 – 2016: 19 – 2017: 21 – 2018: 7 2019: 15. Per un totale complessivo di 139. Straordinario risultato, se si considera che le prove di grade 1 disputate dal 2006 ad oggi sono state 1182, i figli di Galileo (9-h) vincono mediamente una gara ogni otto disputate.

Buone, come padri di vincitori, sia le performance di Sea The Stars (9-h), baio 2006, sei vittorie con quattro soggetti, che di Frankel (1-k), baio 2008 e Dubawi (9-e), baio 2002, con cinque sigilli a testa, il primo ottenuto con quattro suoi figli, il secondo con tre; ma sicuramente molto interessanti sono apparse quelle ottenute come stallone da Shamardal (1-l).
L’erede di Giant’s Causeway (11), baio nato nel 2002 che funziona in razza dal 2006 a trattativa privata presso il Kildagan Stud in Irlanda, ha prodotto fino ad ora in Europa 16 vincitori di Gruppo 1 per un totale di ventidue sigilli al massimo livello.
I primi affermatosi in prove elitarie risalgono al 2010 esattamente Casamento (1-d), maschio sauro 2008, trionfatore del Racing Post Trophy e Lope De Vega (11-d), maschio sauro 2007, che ha siglato come il padre il doppio Poule D’Essai Des Poulains e Prix Du Jockey Club. Entrambi stalloni.
Negli anni successivi, ad eccezione del 2013, i suoi figli hanno riportato almeno un confronto di Gruppo 1, con il record di tre vincitori nel 2016. Insomma una buona produzione, ma non eccelsa, con l’incredibile esplosione di quest’anno.
Infatti, oltre a Castle Lady (17-b), femmina baia 2016,allenata da Henry Alex Pantall, che è prevalsa nella Poule d’essai des pouliches, al già menzionato Blue Point (4-l), quest’anno risulta il padre dei tre migliori maschi in circolazione di due anni, come abbiamo precedentemente visto.
Shamardal (1-l) lega bene con madri provenienti da diverse stirpi e non sembra prediligere particolari nick, se vogliamo, più di altri, favorisce il buon risultato con soggetti provenienti dal ceppo di Nasrullah.
In un mondo ormai abituato all’uso e getta, dovremmo fermarci ogni tanto a pensare che se Shamardal (1-l) non fosse stato supportato adeguatamente dallo Sceicco suo proprietario, oggi non avremmo potuto assistere a tali prestazioni. Gli stalloni hanno bisogno di tempo per affermarsi, non limitiamoci ad un’analisi frettolosa, riferita solo ai primissimi anni di produzione, e soprattutto privilegiamo quei soggetti che possono avere molteplici soluzioni di accoppiamento.

“… Pivotal padre di mamme…”

Per quanto concerne i padri delle madri, Galileo (9-h) si è ben disimpegnato, ottenendo cinque vittorie con altrettanti diversi soggetti, ma il vero mattatore è stato anche quest’anno Pivotal (7), sauro 1993 che si è distinto con ben otto soggetti, per un totale di dodici sigilli. Siamo ad oltre il 14% del totale, oseremmo dire un risultato straordinario. Lo scorso anno erano stati dieci, sempre con otto soggetti diversi.
Se consideriamo che dal 2012 anno in cui registriamo un vincitore proveniente da una sua figlia, per l’esattezza Mayson (6-e), maschio baio 2008 e buon riproduttore a suapivotal cheveley park volta, che si imponeva nella July Cup, aveva ottenuto fino a tutto il 2017 solo nove risalti (oltre a quello appena descritto, uno nel 2013, due nel 2016 e cinque nel 2017), potremmo sicuramente definire la performance di Pivotal (7) negli ultimi due anni veramente incredibile, a conferma di come nel mondo del cavallo galoppatore nulla sia scontato. Possiamo considerare questo straordinario riproduttore come ormai l’unico continuatore del nonno Nureyev (5-h), uno dei principali figli di Northern Dancer (2-d). Sono invece trentadue le vittorie acquisite direttamente dai suoi figli, tra cui nominiamo i quattro importanti stalloni discendenti: Falco (14), baio 2005, Farhh (1-i), baio 2008, Kyllachy (1-g), baio 1998 e Siyouni (12-b), baio 2007.

Per quanto concerne i nick, addirittura imbarazzante lo strapotere dell’incrocio tra due soggetti provenienti entrambi dalla stirpe di Northern Dancer (2-d). Stiamo parlando di 45 casi su 84, oltre il 50%. Mentre in sole sei situazioni padre e madre del vincitore non discendono dalla sua progenie.
Quindi continuando a sviluppare pedigree stracolmi dei suoi discendenti, dove andremo a finire? Negli altri continenti questo squilibrio a favore di una dinastia, piuttosto che un’altra non è cosi clamorosamente evidente. Consideriamo oltretutto che riferendoci ai suoi principali figli continuatori, il grosso deriva soprattutto da eredi di Danzig (7-a) e Sadler’s Wells (5-h), decisamente meno per quanto concerne Nureyev (5-h), Storm Bird (4-j), piuttosto che Try My Best (8-f) e Lyphard (17-b). Quasi scomparsi quelli provenienti da Be My Guest (8-c), Nijinsky II (8-f) e Night Shift (4-g).
Come al solito Galileo (9-h) lega benissimo con fattrici provenienti dalla stessa stirpe. Parliamo di tredici casi su quindici, unica eccezione nel caso di Waldgeist (5-h), che ha per mamma una figlia di Monsun (8-a).
In tre casi è accoppiato a figlie di Danehill (2-d), in altri quattro i padri delle madri sono figli dello stesso Danehill (2-d), in sei casi la madre dei vincitori proviene da Pivotal (7). Anche le figlie di quest’ultimo in undici casi su dodici, sono state accoppiate a stalloni provenienti dalla sua stirpe.
Come abbiamo già scritto in precedenza, certamente lo sviluppo degli eredi di Northern Dancer (2-d) è stato progressivo, ed era comunque inevitabile impattare in molti incroci caratterizzati dalla sua molteplice presenza, ma l’avvento di Galileo (9-h) ha dato una svolta fondamentale e la nostra personale impressione è che l’influenza del nostro eroe sia caratterizzata più dal suo rame femminile che da quello maschile.
Più complesso il discorso relativo a Pivotal (7), che pur essendo un velocista, ha vinto difatti a tre anni, agli ordini di Mark Prescott le King’s Stand Stakes e le Nunthorpe Stakes, entrambe sui 1000 metri, ha prodotto buoni soggetti capaci di vincere dai 5 furlongs fino alla distanza classica del miglio e mezzo. Idem dicasi per i soggetti generati dalle sue figlie. Probabilmente la contemporanea presenza nel suo pedigree di Charlottesville (14-a) nella sezione maschile, che quella di Bustino (1-w), nonno materno, e di Princequillo (1-b) in quella femminile, hanno dato un buon contributo.

In conclusione, niente di nuovo sotto il cielo europeo, con un progressivo impoverimento della qualità generale.
Sempre più utilizzati stalloni che danno velocità e precocità, sempre più inbreeding vicini sui soliti noti. Cavalli con più problemi fisici e meno resistenti. Forme alterne ed inversioni delle stesse piuttosto imbarazzanti.
Certo il modo di allenare forse è cambiato e conduce a stress superiori, ma il nostro animale da esperimento sta vivendo una fase involutiva, che va forse a braccetto con quanto avviene nella nostra attuale società.

Paolo Salvadori per @DerbyWinnerblog

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