Paolo Salvadori, la passione ippica diventa un libro!

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brevi-note-sullallevamento-del-purosangue-p-salvadoriLa passione, anzi il “virus” dei cavalli, è un batterio invero particolare, rimane silente per settimane, mesi, in certi casi addirittura anni, e in questi periodi il soggetto portatore non mostra alcun sintomo anzi il più delle volte pare in ottima forma, insomma una persona normale.


I problemi nascono quando il portatore sano incontra un altro essere umano affetto dalla stessa patologia, dovete sapere che il virus è molto furbo e riconosce a prima vista un altro virus come lui silente, talvolta pure al telefono o sui social media, e qui si scatena l’inferno perché i due soggetti umani, ovviamente manovrati dal virus, iniziano a parlare di cavalli, prestazioni, genealogie e via così per ore e ore, completamente dimentichi del mondo che li circonda. Bisogna dire che il più delle volte tale virus non provoca danni rilevanti se non uno strano luccichio negli occhi dei due soggetti affetti e la formazione di un sorriso di felicità che si stampa sul loro viso e non accenna ad andarsene.

Questo è quanto è accaduto al vostro scriba quando ha conosciuto Paolo Salvadori, ippico a tutto tondo, proprietario al galoppo, assieme a un gruppo di amici, di un bel maschio di tre anni, Natural Storm, due vittorie al sua attivo, figlio di Storm Mountain, appassionato anche al trotto da vecchia data e socio dell’associazione La Figlia del Capitano, organizzazione benemerita che mantiene vivo il ricordo delle imprese del campione di trottopaolo-salvadori Varenne e infine un vero esperto di genealogie e incroci nei purosangue.
Proprio quest’ultimo interesse è il motivo dal quale prende il via la nostra chiacchierata, Paolo non si limita solo a studiare linee di sangue e incroci, ma, grazie all’intervento di sua figlia e sua moglie, ha raccolto i suoi studi e le sue idee in un bel libro dal titolo: “Brevi Note sull’allevamento del Purosangue”.

Lo raggiungiamo al telefonino appena finita la riunione di ieri (mercoledì) di San Siro. Ciao Paolo tutto bene, dove sei, possiamo disturbarti?
Nessun disturbo sono in macchina nel parcheggio dell’ippodromo e va tutto benissimo perché oggi abbiamo vinto.
Scusa, come vinto? Spiegaci meglio che siamo curiosi.
Vinto con Zampieri, un cavallo di tre anni di Frank Turner, figlio di Gladiatorus. Lo avevo nel cuore per varie ragioni e conoscendo Frank da tempo, gli ho chiesto se gli faceva piacere vendermi una quota della proprietà, lui ha accettato ed eccoci qui felici per la sua vittoria di oggi (ieri per chi legge, ndr) in handicap. L’ho anche visto vincere al debutto e in quell’occasione credo di aver stabilito il record di lunghezza per un’intervista con Luca Galbiati, non riusciva più a staccarmi dal microfono (conclude con una risata che è davvero contagiosa).

Ok, quindi sei proprietario di più cavalli. Una passione davvero enorme che ti ha portato a scrivere addirittura un libro. Ci puoi raccontare la genesi del libro e quello di cui parla?
Allora, nasce tutto dalla richiesta di un amico, Andrea Maggi, che aveva aperto un sito, Sport Today, contenente anche una sezione allevamento. Mi aveva chiesto di scrivere qualche articolo inerente all’argomento e ho accettato, anche perché il primo articolo trattava di Golden Horn e in questo caso sfondava con me una porta aperta. È un cavallo che ho visto debuttare e subito dissi che avrebbe vinto il Derby di Epsom, ho preso sberloni e golden-horn-dettoripernacchie a destra e a sinistra, però alla fine ho avuto ragione in pieno, anzi di più visto che ha vinto anche l’Arc, le Eclipse e le Irish Champion.
Insomma da qui è iniziata questa collaborazione e soprattutto ho scoperto di avere voglia di ripercorrere le genealogie e le linee di stalloni e fattrici dagli albori a oggi. Devo dire che ho abbandonato quasi subito il discorso delle madri perché sarebbe stato troppo lungo e mi sono concentrato sui sire. Il problema è che pensavo di fare quattro, cinque articoli e invece sono diventati ventinove…

Mica male come collaborazione occasionale.
Sì, era diventato più uno stress per Andrea seguire il mio ritmo che per me, devo dire mi divertivo a scriverli.
Li avevo tutti in un file di word, rileggendoli trovavo qualcosa che andava sistemato o magari aggiungevo una parte dove ritenevo si dovesse spiegare meglio un concetto. Diciamo che senza averne contezza stava nascendo un libro, o meglio un saggio.
In questo frangente è intervenuta mia figlia, che lavorava in una società di comunicazione, e mi disse di mandargli il file perché voleva leggerlo. In verità, grazie anche alla partecipazione finanziaria di mia moglie, me l’ha sistemato in maniera tale che tramite il self-publishing adesso è disponibile sia in e-book e sia in cartaceo e inoltre mi hanno fatto la sorpresa di stamparmi una cinquantina di copie, che devo dire vanno a ruba all’ippodromo, infatti ne porto solo una decina per volta altrimenti diventa un lavoro di vendita troppo faticoso.

Allora dobbiamo ringraziare la tua famiglia per quest’opera meritoria. Quali sono stati i problemi principali che hai incontrato nella stesura.
Sicuramente la raccolta dei dati, non avendo io una memoria storica alla Eteocle Bassi (giornalista e insigne storico ippico, ndr), sono partito da una ventina di anni fa con i collegamenti, prendendo i pedigree di circa 200 cavalli, tra i più importanti ovviamente, fino alla sesta generazione, un lavoraccio. Dunque 64 cavalli per ognuno di questi e li ho amalgamati utilizzando il pc e con una serie di formule ho ricostruito la storia del purosangue. Per dire ho un file delle 50 madri base e posso risalire per qualsiasi cavallo di oggi a una di queste. Contemporaneamente a questo ho fatto anche le discendenze maschili distinguendo, come spiego nel libro, tra rami maschili e famiglie femminili. Queste ultime chiamate così perché sono le uniche che tramandano il nome dall’una all’altra con il passare delle generazioni. Per una ragione semplice, uno stallone può avere anche 200 figli all’anno mentre una fattrice di regola uno, quindi diventa fondamentale.
Mentre sugli stalloni mi premeva raccontare il perché si è arrivati a oggi con questi stalloni e quali sono stati ibrevi-note-sullallevamento-del-purosangue-p-salvadori miglioratori o perché certe linee di sangue si sono perse.

Per ippici dunque.
Certamente, è un saggio quindi pur essendoci anche dei miei commenti è indubbio che un profano faccia fatica a trovarlo scorrevole. Però credo che anche un neofita appassionato possa trovarlo interessante e soprattutto utile perché se a una persona piace un cavallo e va a vedere il suo pedigree in quinta o sesta generazione è molto probabile che legga dei nomi che non conosce e io glieli illustro. Inoltre c’è tutta una parte sui nick e sugli inbreeding che secondo me può interessare molto gli allevatori. Per esempio credo si stia esagerando con l’incrocio su Northern Dancer, si sta rischiando un insanguamento che potrebbe non avere vie di ritorno.
Così come sostengo che in Inghilterra si sta andando verso una deriva genealogica riguardante un eccesso di ricerca di precocità che porta solo a un peggioramento qualitativo, a mio avviso. Però non voglio dilungarmi perché altrimenti potrei rimanere qui a parlare per delle ore e ho paura che il parcheggiatore dell’ippodromo mi chiuda il cancello e se ne vada lasciando dentro.

Anche perché la prossima riunione arriva solo sabato, cioè tra tre giorni! A parte gli scherzi,  ti faccio giusto un paio di domande, per la prima mi riallaccio alla questione della precocità. Tu hai detto che l’Inghilterra rischia la deriva genealogica, puoi essere più preciso.
Guarda l’Inghilterra avendo la Gold Cup e altre corse sulla distanza possiamo dire che non ha snaturato il programma delle sue corse, cosa che invece hanno fatto in America ad esempio. Però se ci fai caso tutte le loro corse principali, quelle classiche per intenderci, sono ad appannaggio degli irlandesi che sfruttando un’intuizione di un allevatore italiano che ha creato Cima de Triomphe, hanno visto cima_de_triompheche il nick Galileo-Danehill, funzionava bene e giustamente hanno cavalcato l’onda arrivando a vincere pressoché tutte le corse.  Adesso gli inglesi devono guardarsi anche dall’arrivo innanzitutto dei giapponesi che da anni stanno lavorando benissimo e poi dei tedeschi. Io sono stato a Baden per le aste e pensavo potessero fare bene, ma un aumento del 30% è qualcosa di straordinario.

A questo punto l’ultima domanda sorge spontanea: e l’Italia?
E l’Italia è messa male, molto male. Per la semplice ragione che siamo il paese dei mille contrasti. Non vorrei passare per presuntuoso ma dopo Varola, che ritengo un maestro, io sono il primo a parlare e scrivere di stalloni e genealogie in Italia. Se vai in internet trovi mille articoli in inglese o francese, qui in Italia nulla. Eppure vogliamo o pretendiamo di essere al top nell’ippica.
La verità è che il sistema ippico italiano va ripensato dalle fondamenta e uno dei pilastri, anzi il principale, deve tornare ad essere l’allevamento, fatto da madri base che creano una famiglia, come accade all’estero con le fattrici Aga Khan o Juddmonte, cosa che purtroppo con la chiusura di alcuni dei complessi storici abbiamo perso. Se continuiamo a vendere ogni cavalla appena vince qualche corsa importante credo che sarà dura continuare,  ma d’altronde questo implica una programmazione precisa data dall’ente regolatore e mi pare che anche qui si sia in alto mare.
Un’altra cosa che cercherei di copiare dall’estero è il sistema dei National Stud con stalloni capaci di apportare quelle caratteristiche che oggi mancano, anche qui però è necessario capire dove vogliamo andare a parare.
Infine credo si debba rivedere il meccanismo di premialità del prodotto nato italiano, distinguendo tra prodotti veramente italiani perché nati qui e da stallone italiano e invece prodotti assimilati italiani perché nati da stallone residente all’estero e il più delle volte portato in Italia solo entro l’anno di nascita. Credo si debba premiare maggiormente chi decide di dare fiducia ai nostri stalloni e alla nostra agricoltura.
Addirittura vado oltre, premierei pure gli stranieri che vincono con figli di stalloni italiani, un modo per incentivare il miglioramento del reparto stalloni.

Le idee sono chiarissime e visto anche quanto abbiamo scritto in passato sul blog, dalla valorizzazione del nostro allevamento alla necessità di premiare maggiormente i figli dei nostri stalloni, non posso che essere felice di sentire che anche tu la pensi in maniera similare. Adesso ti lascio perché altrimenti ti chiudono davvero dentro a San Siro e ti saluto ricordando ancora il tuo interessantissimo libro: “Brevi Note sull’allevamento del Purosangue”.
Un saluto anche a te e a tutti i lettori, a presto.

Antonio Viani@DerbyWinnerblog

 

 

4 pensieri riguardo “Paolo Salvadori, la passione ippica diventa un libro!

    […] sull’allevamento del purosangue”, volume che vi avevamo presentato qualche mese addietro (leggi QUI), al quale oggi si aggiunge “Le linee femminili del cavallo purosangue – famiglia […]

    Mi piace

    Osvaldo Mazzola ha detto:
    23 dicembre 2017 alle 12:36

    Buongiorno, gradirei sapere dove posso acquistare il primo libro di Paolo Salvadori ” “Brevi Note sull’allevamento del Purosangue” perchè purtroppo con IBS sono riuscito ad acquistare solo “Le linee femminili del cavallo Purosangue”Grazie

    Liked by 1 persona

      Antonio Viani ha risposto:
      18 gennaio 2018 alle 12:26

      Buongiorno Osvaldo, scusi il ritardo nel risponderle ma mi ero perso il suo commento.
      Ho sentito l’autore che mi ha confermato che è presente alla Libreria dello Sport in Via Carducci a Milano (nel caso non fosse comodo penso che la libreria disponga di servizio spedizione).
      Oppure può stamparlo direttamente dal sito youcanprint, https://www.youcanprint.it/
      A presto.

      Mi piace

    Antonio Viani ha risposto:
    18 gennaio 2018 alle 12:25

    Buongiorno Osvaldo, scusi il ritardo nel risponderle ma mi ero perso il suo commento.
    Ho sentito l’autore che mi ha confermato che è presente alla Libreria dello Sport in Via Carducci a Milano (nel caso non fosse comodo penso che la libreria disponga di servizio spedizione).
    Oppure può stamparlo direttamente dal sito youcanprint, https://www.youcanprint.it/
    A presto.

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